Incendio in Calabria, l’allarme di Legambiente: boschi in fumo e territori sempre più fragili

Incendi in Calabria
Incendi in Calabria

Un nuovo incendio, nell’Orsomarso al Pollino, riaccende l’urgenza di proteggere boschi sempre più fragili: tra crisi climatica, territori montani vulnerabili e migliaia di ettari in fumo, Legambiente sollecita un percorso regionale capace di dare futuro alle comunità e all’Appennino calabrese

La montagna calabrese brucia ancora. L’ultimo incendio scoppiato nell’area di Orsomarso, all’interno del Parco nazionale del Pollino, ha distrutto una porzione preziosa di patrimonio boschivo, aggiungendosi a un bilancio che racconta una ferita ormai cronica. I dati elaborati da Legambiente attraverso la rete europea EFFIS mostrano una regione in grande difficoltà: dall’inizio del 2025 al 15 ottobre, sono andati in fumo 16.521 ettari di territorio, con 559 roghi registrati. La Calabria è seconda solo alla Sicilia per superficie bruciata, e i numeri sono in aumento rispetto al 2004, quando gli ettari distrutti nello stesso periodo erano poco più di diecimila.

La provincia più colpita è Cosenza: 6.720 ettari bruciati, un dato che la colloca tra le aree più devastate d’Italia. E alcuni comuni pagano un prezzo ancora più alto: Roccella Jonica con 1.672 ettari incendiati, Cutro con 1.574, Crotone con 962, Santa Domenica Talao con 686. Una mappa che racconta un territorio vulnerabile e un equilibrio naturale sempre più compromesso.

Le cause dei roghi restano molteplici, tra attività criminali e incuria, ma la crisi climatica amplifica tutto: temperature più alte, periodi secchi più lunghi e boschi più fragili rendono ogni fiammata potenzialmente devastante. Per Legambiente, non è più possibile rimandare un cambiamento radicale: serve una strategia regionale che punti davvero sulla prevenzione, sulla manutenzione dei territori e su una gestione forestale sostenibile capace di proteggere gli ecosistemi e ridurre i rischi. Avanzare verso foreste più resilienti significa lavorare anche sull’adattamento climatico e sulla riduzione delle emissioni, perché la montagna calabrese ha bisogno di diventare più forte di fronte al cambiamento in atto.

La Calabria, poi, non è un territorio qualunque. Il 42% del suo suolo è montano, il 49% collinare, solo il 9% pianeggiante. Quasi un terzo dei comuni si trova in area montana, dove vive un quarto della popolazione. Proteggere quei luoghi significa proteggere l’identità stessa della regione: i suoi paesi interni, la biodiversità, le economie locali, il turismo, la vita quotidiana delle comunità.

Per uscire dall’emergenza permanente, occorre una visione di lungo periodo: fermare lo spopolamento, garantire servizi essenziali, investire su chi quei territori li abita e li custodisce. Incendi, dissesto idrogeologico e fragilità ambientali non sono problemi separati, ma tasselli di uno stesso quadro.

La Politica, soprattutto regionale, è chiamata a dimostrare che la montagna non è un margine dimenticato. Da quella scelta dipende il futuro ambientale ed economico della Calabria, ma anche la possibilità di restituire speranza a territori che non possono più permettersi di essere lasciati soli.