Armonie d’Arte, a Soverato due spettacoli dedicati al teatro civile

Armonie d'Arte, a Soverato due spettacoli dedicati al teatro civile
Armonie d'Arte, a Soverato due spettacoli dedicati al teatro civile

Il Festival Armonie d’Arte prosegue a Soverato con due appuntamenti di teatro civile in programma il 10 e il 12 luglio. In scena una riflessione sui temi delle migrazioni e della condizione femminile attraverso produzioni originali e artisti di rilievo nazionale

Il Festival Armonie d’Arte continua il suo percorso a Soverato (Catanzaro) con due serate dedicate al teatro civile, confermando la volontà di coniugare spettacolo, riflessione e impegno sociale. Dopo l’apertura affidata ai musicisti Joe Lovano e Antonio Faraò, la rassegna ideata e diretta da Chiara Giordano propone due produzioni che affrontano alcune delle questioni più attuali del nostro tempo, in linea con il tema scelto per l’edizione 2026, “Approdi”.

Il primo appuntamento è fissato per venerdì 10 luglio, alle ore 22, all’Orto Botanico di Soverato, dove andrà in scena “K R 7 0 M 1 6 – Naufrago senza nome”, scritto, diretto e interpretato da Saverio La Ruina, affiancato da Cecilia Foti e Dario De Luca.

Lo spettacolo affronta il dramma delle migrazioni e delle vite spezzate nel Mediterraneo, restituendo umanità a chi spesso rimane senza volto e senza identità. Attraverso una narrazione intensa, il lavoro invita il pubblico a riflettere sul valore della memoria, sull’accoglienza e sulla responsabilità collettiva di non dimenticare le storie di chi ha perso tutto durante il proprio viaggio verso un approdo migliore.

Il secondo appuntamento è in programma domenica 12 luglio, alle ore 22, al Teatro del Borgo di Soverato, con la prima assoluta di “Non chiamatele streghe”, nuova produzione originale del Festival Armonie d’Arte. Lo spettacolo vedrà protagonista Annalisa Insardà, su testo di Ilaria Castellazzi, con supporto drammaturgico di Chiara Giordano, coreografie di Filippo Stabile per la Compagnia Create Danza e una regia condivisa tra Chiara Giordano e Filippo Stabile.

La rappresentazione intreccia teatro, musica e danza, riportando al centro figure femminili della tradizione operistica e letteraria troppo spesso imprigionate da stereotipi e pregiudizi. Il risultato è un racconto che propone una rilettura contemporanea della condizione della donna, trasformando il palcoscenico in uno spazio di confronto sui temi dell’uguaglianza, del rispetto e dell’identità.