La transumanza, una mostra e un libro per raccontare una tradizione antichissima

«La Transumanza proclamata Patrimonio immateriale Unesco è la rappresentazione efficace della montagna e delle zone interne che, nonostante tutto, resistono e dove ci sono persone che con tanti sacrifici lavorano». Si era così espresso Franco Aceto – Presidente di Coldiretti Calabria – quando nel dicembre 2019, a Bogotà, si è riconosciuto il valore della tradizionale migrazione stagionale del bestiame.

La storia della transumanza in Calabria è ora oggetto di una mostra intitolata “Transumanza – figli del Minotauro – Storie di uomini e animali” che avrà luogo a Tiriolo presso la Casa della Cultura e visibile dal prossimo 19 giugno fino al 30 luglio 2021.

Il prossimo sabato – 19 giugno alle ore 18 – durante l’inaugurazione ci sarà anche l’occasione di presentare un volume dedicato alla transumanza. Il libro è a cura di Eugenio Attanasio e Antonio Renda. Durante il dibattito sul seminomadismo pastorale, sono previsti anche diversi interventi al fine di raccontare questo rito antico che ancora emoziona chi ha la fortuna di assistervi.

Tra i numerosi partecipanti ci sono: Domenico Stefano Greco (primo cittadino di Tiriolo) , Luigi Stanizzi (giornalista) , Anna Parretta (Presidente Legambiente), Domenico Levato (Cineteca della Calabria).

La locandina ufficiale dell’evento

Una tradizione antichissima che deve essere preservata

La pratica della transumanza in Calabria è una delle forme più antiche e longeve legate al mondo della pastorizia che interessano e mettono in relazione uomini e animali. In questa visione, si pone l’accento sul valore antropologico del trasferimento del bestiame.

Nei secoli, lungo i percorsi sono sorti piccoli borghi per le soste, le meglio note stazioni di posta.  E poi chiese in aperta campagna, pezzi di terra coltivata, icone e pietre di confine.

Le transumanze in Italia sono purtroppo a rischio di estinzione.
Sebbene in Calabria ancora resista, in altre regioni vi sono ordinanze che la limitano o addirittura la vietano. Invece, sarebbero proprio le istituzioni a dover salvare questa attività che è simbolo di cultura ed economia rurale. Le nostre radici, la nostra storia, sono fortemente legate al mondo dell’agricoltura e della pastorizia.

La transumanza ha caratterizzato e plasmato la cultura della
gente di Calabria. Ha condotto e influenzato lo sviluppo delle civiltà legate al territorio. Essa trova anche il collegamento alla cultura del cibo, della lingua e di una economia prettamente naturale. Naturale perché basata sui cicli climatici e non da eventuali forzature dell’uomo.

La pratica antichissima della transumanza è l’adattamento delle mandrie al
clima e alle stagioni. Come è noto, durante l’inverno il bestiame rimane a valle e nelle stagioni più calde si sposta verso la montagna in cerca di acqua e di pascoli.

La transumanza in letteratura

Per attestare quanto questa attività sia antica, la transumanza è stata descritta anche da Virgilio e da Plinio il Giovane, ma vi è traccia anche nel periodo preistorico.

Tanti sono gli artisti noti e meno noti che sono rimasti affascinati dal passaggio del bestiame lungo le vie dei tratturi. Questi sono i sentieri che i pastori hanno battuto per secoli, patrimonio di una natura selvaggia. Citati anche da Ignazio Silone in Fontamara, oggi sono visibili e percorribili soprattutto per gli amanti delle passeggiate e del trekking.

Tra gli scritti famosi, vi è la poesia di Gabriele D’annunzio, uno dei maggiori esponenti del decadentismo europeo. Nella sua “I pastori“, meglio ancora conosciuta come “Settembre, andiamo!“, descrive una lunga tradizione pastorale abruzzese.

«E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente»

Per conoscere meglio l’evento citato: Transumanza/Storie di uomini e animali

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