“L’algoritmo della musica“, dal monocordo ai software: il crotonese Renato Caruso racconta l’origine antica dell’Intelligenza Artificiale
Può l’intelligenza artificiale essere considerata una creatura antica, nata molto prima dei computer, forse addirittura tra le mani dei filosofi greci? È la tesi sorprendente e affascinante al centro del nuovo libro di Renato Caruso, “L’ALGORITMO DELLA MUSICA – Da Pitagora all’Intelligenza Artificiale” (Tsunami Edizioni), disponibile dal 21 novembre in libreria e negli store digitali.
Musicista, compositore e divulgatore scientifico, Caruso attraversa secoli di storia per dimostrare come la logica algoritmica – che oggi attribuiamo a software, reti neurali e sistemi di IA – sia in realtà parte integrante del pensiero musicale fin dalle origini. Pitagora, con la sua visione matematica della realtà, non avrebbe fatto altro che codificare il primo “algoritmo della musica”, fondando un rapporto tra numero e suono che ancora oggi governa tutto ciò che ascoltiamo.
La musica come calcolo (e mistero)
Secondo Caruso, la musica non è soltanto emozione o ispirazione: è struttura, proporzione, formula. Un terreno perfetto, nei secoli, per sperimentare ciò che oggi chiamiamo algoritmi. Eppure – ed è il nodo poetico dell’autore – «dentro ogni formula resta un margine di imprevedibilità che è la vera anima dell’arte».
Una zona grigia che nessun supercomputer potrà mai prevedere completamente.
Il libro si muove con agilità tra storia e scienza, esplorando: acustica e fisica del suono; matematica delle armonie; teoria musicale, evoluzione tecnologica e soprattutto il ruolo dei moderni algoritmi di Intelligenza Artificiale nella composizione contemporanea.
Non è un semplice saggio tecnico: è un viaggio interdisciplinare che mostra come la musica – da sempre – orienti l’uomo verso forme codificate di pensiero, anticipando la logica computazionale che oggi domina il nostro tempo.
Dai monocordi greci ai codici digitali
Caruso costruisce un ponte ideale tra le corde vibranti dell’antica Grecia e i software capaci oggi di generare melodie, armonie e interi brani.
L’idea centrale sembra essere questa: l’IA musicale non nasce nei laboratori informatici, ma nelle intuizioni dei primi filosofi che cercavano di dare un ordine matematico al mondo.
Gli algoritmi non sarebbero altro che la prosecuzione – con altri mezzi – di un modo di pensare antico quanto la filosofia stessa.
Un talento calabrese che coniuga scienza e musica
Aspetto particolarmente significativo per i lettori di Calabria Magnifica: Renato Caruso è nato a Crotone nel 1982, terra che ha dato i natali anche allo stesso Pitagora, figura centrale del libro.
Una coincidenza simbolica che rende ancora più forte il legame dell’autore con la tradizione scientifica e filosofica del territorio.
Diplomato in chitarra classica e laureato in informatica e informatica musicale, Caruso ha intrecciato negli anni ricerca, divulgazione e attività concertistica. Ha collaborato con università, scritto saggi, pubblicato album e portato nei suoi lavori figure come Pitagora, Keplero, Newton, Einstein e Galileo, in un percorso che unisce matematica, musica e creatività.

La presentazione a Milano
Il libro verrà presentato lunedì 24 novembre alle 18.30 al Gogol’Ostello Spazio Culturale di Milano, insieme all’autore, all’imprenditore Giovanni Favero e all’editore Eugenio Monti. Ingresso libero fino a esaurimento posti (prenotazioni: gogol.milano@gmail.com).
“L’Algoritmo della Musica” non è soltanto un saggio: è un invito a ripensare ciò che sappiamo dell’intelligenza artificiale e del suo vero passato. Forse, suggerisce Caruso, l’IA non è una rivoluzione recente, ma la naturale evoluzione di un modo di osservare il mondo che comincia con Pitagora e continua fino ai nostri giorni. Un’idea che affascina, divide, e soprattutto fa riflettere su quanto numeri e suoni – oggi più che mai – siano due facce della stessa medaglia.


















