Mimmo Rotella l’eco di un artista che ha strappato il Novecento
L’8 gennaio di vent’anni fa l’Italia perdeva Mimmo Rotella (1918-2006), uno dei protagonisti più radicali della ricerca artistica del Novecento. Maestro del décollage, figura cardine del Nouveau Réalisme e interlocutore della Pop Art internazionale, Rotella ha saputo trasformare i muri delle città in un atlante di segni, immagini, brand e desideri collettivi. Catanzaro perdeva un suo figlio visionario; il mondo guadagnava un classico dell’arte contemporanea.
Dalla Calabria al mondo
Nato a Catanzaro nel 1918, Mimmo Rotella attraversa la giovinezza tra studi, guerra e prime sperimentazioni astratte. Dopo una parentesi statunitense grazie a una borsa Fulbright, negli anni Cinquanta arriva la svolta che lui stesso definisce “illuminazione Zen”: il manifesto strappato come materia poetica. Nasce il décollage, tecnica destinata a divenire il suo marchio e una delle innovazioni più dirompenti della seconda metà del secolo.
Rotella preleva dai muri della città frammenti di pubblicità, cinema, politica e cultura pop, ricomponendoli in quadri che sono insieme archeologia urbana, estetica della metropoli e specchio del consumo. Per Restany — teorico del Nouveau Réalisme e suo grande alleato — è la dimostrazione che l’arte può emergere direttamente dal reale senza mediazioni.
Un artista internazionale
Tra anni Sessanta e Settanta Mimmo Rotella entra nei circuiti più avanzati dell’arte globale: Parigi, New York, Buenos Aires, Venezia. Espone al MoMA, al Guggenheim, al Centre Pompidou; frequenta Andy Warhol, Christo, Oldenburg e Lichtenstein; dialoga con la Pop Art ma resta figura autonoma, europea, difficilmente etichettabile.
Accanto ai décollages realizza assemblages, reportages fotografici, artypos, plastiforme, blanks, sovrapitture, inaugurando cicli e tecniche che mostrano un’inquietudine permanente e una ricerca sul linguaggio dell’immagine ben oltre la moda del momento.
Il cinema — da Marilyn a Fellini — è stato uno dei suoi grandi orizzonti iconografici, così come la pubblicità e il mondo della comunicazione di massa. È forse anche per questo che Rotella parla ancora al presente: perché ha lavorato sui dispositivi con cui il potere costruisce narrazioni visive e desideri, anticipando un tema che oggi è centrale.
Nel 2000 nasce la Fondazione Mimmo Rotella, che custodisce l’opera e la memoria dell’artista, mentre la sua casa natale a Catanzaro viene trasformata in Casa della Memoria nel 2005. Rotella muore a Milano l’8 gennaio 2006, ancora in piena attività.
Rotella vent’anni dopo
A vent’anni dalla scomparsa il suo lavoro non ha perso forza: è citato, studiato, esposto, e i suoi décollages — nati per strada, destinati a una vita effimera — sono oggi nei musei più importanti del mondo. La sua lezione è quella di un artista libero, capace di guardare la città non come sfondo, ma come palcoscenico dell’immaginario contemporaneo.
E Catanzaro continua a portarlo con sé: figlio prodigo del Novecento, cittadino del mondo, capace di far dialogare un angolo della Calabria con New York, Parigi e Buenos Aires. Perché Mimmo Rotella aveva una convinzione semplice e radicale: l’arte non si inventa, si trova. Bisogna solo imparare a leggerla nei luoghi in cui nessuno aveva mai pensato di cercarla.
LEGGI ANCHE: Mimmo Rotella: alla Casa della Memoria la mostra “Autorotella”


















