“Nessun dolore”, Gianni Amelio torna al Teatro Comunale

Gianni Amelio
Gianni Amelio

Il regista Gianni Amelio ha incontrato il pubblico di Catanzaro insieme al direttore artistico Francesco Passafaro, ripercorrendo il legame con il Teatro Comunale e raccontando il nuovo film “Nessun dolore”, tra migrazioni, accoglienza, politica e memoria familiare

“Nessun dolore” è stato al centro dell’incontro con Gianni Amelio, tornato al Teatro Comunale di Catanzaro, nel cuore del centro storico, per presentare al pubblico il suo ultimo film. Il regista, accompagnato dal direttore artistico Francesco Passafaro, ha anche ripercorso il rapporto personale con una sala che frequenta fin dagli anni della giovinezza.

All’arrivo in teatro, Amelio ha ritrovato l’affetto di numerose persone, tra cui amici e parenti provenienti da San Pietro Magisano, il paese a pochi chilometri da Catanzaro dove ha trascorso parte del proprio percorso scolastico. Prima dell’incontro con il pubblico, il regista ha firmato il manifesto di Nessun dolore.

Il ritorno al Comunale ha riportato alla memoria gli anni delle prime esperienze cinematografiche. Amelio ha ricordato di essere stato tra i primi spettatori del teatro, assistendo alla proiezione de Il giro del mondo in 80 giorni. Da studente, inoltre, frequentava la sala insieme ai compagni del “Galluppi” per le proiezioni del cineclub organizzato il lunedì, reso possibile dalla disponibilità della famiglia Proto. Alla serata era presente anche la signora Proto, alla quale il regista ha rivolto un ringraziamento per l’affetto rimasto immutato nel tempo.

Nel corso dell’incontro si è poi parlato di “Nessun dolore”, senza entrare negli sviluppi della storia per non anticipare il film a chi non lo ha ancora visto. Al centro della vicenda c’è un giovane che gestisce un chiosco di libri usati nel centro di Roma, nei pressi del Vaticano. La sua vita cambia attraverso l’incontro con un bambino arrivato dalla Tunisia, che lo porta a confrontarsi con una situazione destinata a coinvolgerlo anche sul piano personale.

Amelio ha chiarito la prospettiva dalla quale affronta il tema delle migrazioni, precisando: «Non è un film di propaganda, non è un film di parte». Il film si concentra invece sul rapporto con chi arriva da un altro Paese e sulla dignità delle persone migranti.

Da questa impostazione nasce anche una riflessione più ampia sull’accoglienza e sulle responsabilità delle istituzioni. «Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento serve la politica», ha affermato il regista, distinguendo il gesto individuale dalla necessità di costruire risposte adeguate a un fenomeno di dimensione globale. «Il problema non può essere affrontato dal singolo», ha aggiunto, sottolineando che la questione non può essere lasciata soltanto a Italia e Spagna. Secondo Amelio, dovrebbe essere l’Europa nel suo complesso a farsene carico, mentre le divisioni tra i Paesi rappresentano uno degli ostacoli principali.

Il tema di Nessun dolore si collega anche a un altro film importante nella carriera del regista, “Lamerica”. Amelio ha richiamato la storia degli albanesi che attraversavano il mare verso la Puglia inseguendo la speranza di una vita diversa, collegandola alle proprie vicende familiari.

«Sono figlio di un migrante e nipote di un migrante», ha raccontato, ricordando le cosiddette “vedove bianche” del suo paese, donne rimaste sole dopo la partenza dei mariti verso l’America, spesso senza che questi facessero ritorno. Il regista ha inoltre ricordato l’esperienza vissuta in Albania durante le riprese di Lamerica, quando incontrò il ragazzo che sarebbe poi diventato suo figlio adottivo.

Esperienze personali che hanno contribuito a rendere il tema dell’alterità particolarmente vicino alla sua storia. Da qui anche l’auspicio espresso durante l’incontro: «Vorrei che lo straniero non fosse considerato un estraneo. Gli altri andrebbero guardati come esseri umani».

Amelio ha infine spiegato il significato del titolo “Nessun dolore”, concepito come un’espressione volutamente aperta. «Nessun dolore ti deve uccidere. Anche il dolore deve poterti riportare alla vita». Una riflessione legata alle perdite più profonde e alla possibilità di ritrovare, anche dopo aver attraversato il momento più difficile, una ragione per continuare a vivere.