Dall’8 all’11 ottobre il Museo d’Arte del Bosco della Sila ospita la residenza dell’artista, che realizzerà “Sovvertito”, una scultura monumentale dedicata al rapporto tra potere, caduta, fragilità e natura
Il MABOS – Museo d’Arte del Bosco della Sila si prepara ad accogliere Davide Dormino per l’ultima tappa della nona edizione di Sense, il progetto culturale che unisce arte, natura, territorio e partecipazione nella Sila Piccola catanzarese. Dall’8 all’11 ottobre, l’artista sarà protagonista della residenza “Come un albero a ciel sereno”, durante la quale realizzerà al Mabos “Sovvertito”, un’opera monumentale concepita in rapporto diretto con il bosco e con gli alberi che circondano il museo.
Il tema da cui prende avvio la residenza è quello della catastrofe, intesa nella sua origine etimologica greca: katà, “giù”, e strophé, “voltare”. Un concetto che richiama quindi il rovesciamento, il capovolgimento di un ordine e la trasformazione di una posizione di forza in una condizione opposta.
Dormino, scultore e artista visivo autore di opere di arte pubblica in Italia e all’estero, è inoltre docente di Scultura e Disegno alla RUFA – Rome University of Fine Arts. Al Mabos lavorerà a una scultura che affronta alcuni dei temi centrali della sua ricerca: il potere, la forza, il dominio, la fragilità e i diritti civili.
La residenza vedrà anche la partecipazione, come Visiting Curator, di Giorgio De Finis, antropologo, artista e curatore indipendente. Ideatore e curatore del MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, De Finis è anche fondatore e direttore del DiF Museo diffuso della città di Formello. Durante la permanenza al Mabos curerà il testo critico dedicato all’opera e lavorerà allo sviluppo di nuove connessioni e progettualità attorno al museo.
A spiegare il significato della residenza è Antonio Tropiano, amico del Mabos: «Quelli che nominavano le cose la chiamarono catastrofe». Il termine, osserva Tropiano, contiene l’idea di un ribaltamento e della fine di un ordine, fino all’inversione del potere e al riscatto di ciò che prima si trovava in una posizione subordinata.
È proprio su questa inversione che si concentra “Sovvertito”. L’opera parte da una riflessione politica sull’arte, ma utilizza la trasformazione della materia per modificare anche il modo in cui viene osservata la realtà. La forza incontrollabile viene tradotta in materia inerme e arsa, mentre la potenza lascia spazio alla resa, senza però perdere completamente la propria forma e la propria energia vitale.
Nel legno, la scultura rappresenta il momento della caduta e il crollo improvviso di una posizione dominante. Il percorso della folgore diventa così la traccia di una supremazia che si rovescia nel proprio contrario: il simbolo del dominio diventa quello del riscatto di chi lo subisce. La violenza viene trasformata in sconfitta e l’intervento dell’artista assume il valore di un gesto di sovversione, nel quale il potere viene trasformato in fragilità.
Il rapporto tra Davide Dormino e il Mabos era iniziato due anni fa, quando l’artista aveva visitato per la prima volta il museo su invito del fondatore Mario Talarico. «Rimasi colpito dall’aspetto ludico e dal potenziale artistico e culturale del luogo. Talarico mi aveva invitato per immaginare un progetto. E io lo feci», racconta Dormino. «Il mio intento fu da subito quello di usare la natura non come un semplice sfondo ma come interlocutrice. Poi, come ogni tanto succede, il tempo, grande scultore, decise che non era il momento». Il progetto è rimasto quindi in sospeso, continuando però a svilupparsi fino alla realizzazione prevista per questa residenza.
“Sovvertito” sarà presentato domenica 11 ottobre alle 10.30, durante la cerimonia di inaugurazione al Mabos. La scultura è stata pensata per instaurare un rapporto fisico e simbolico con il bosco, riprendendo la scala e la materia degli alberi che la circondano ma modificandone radicalmente l’orientamento. «È pensata per instaurare un dialogo con la verticalità degli alberi che la circondano. Ne riprende la scala e la materia, ma ne sovverte la funzione: non cresce verso il cielo, bensì giace orizzontalmente, come un albero abbattuto», spiega Dormino.
La scelta introduce nel paesaggio una contrapposizione precisa: alla verticalità degli alberi, associata alla crescita e alla tensione verso l’alto, si contrappone l’orizzontalità della caduta. L’opera non punta quindi a confondersi con l’ambiente, ma a modificarne la percezione attraverso questo contrasto.
Per Mario Talarico, il percorso costruito dal Mabos negli anni ha progressivamente messo in relazione artisti, curatori, comunità e territorio, trasformando il bosco in uno spazio dedicato alla ricerca e alla produzione contemporanea. «Nel corso degli anni, il nostro progetto si è sempre più consolidato mettendo in relazione artisti, curatori, comunità e territorio per trasformare il bosco in uno spazio di ricerca e produzione contemporanea. Questa residenza di prestigio chiude la nona stagione di Sense, diventata negli anni un appuntamento atteso, riconosciuto e partecipato».


















