Vincenzo Ursini vince il Premio Casentino con “La Ritornanza”

Vincenzo Ursini vince il Premio Casentino con “La Ritornanza”
Vincenzo Ursini vince il Premio Casentino con “La Ritornanza”

Il romanzo “La Ritornanza”, ambientato a Petrizzi e pubblicato dalla Nuova Accademia dei Bronzi, conquista la sezione narrativa edita della 51ª edizione del Premio Letterario Casentino: la cerimonia domenica 13 settembre a Pratovecchio Stia

È Vincenzo Ursini il vincitore della sezione dedicata alla narrativa edita del Premio Letterario Casentino, giunto alla sua 51ª edizione, con il romanzo La Ritornanza, ambientato a Petrizzi, in provincia di Catanzaro, e pubblicato lo scorso marzo dalla Nuova Accademia dei Bronzi.

Il riconoscimento, promosso e organizzato dal Centro Culturale “Fonte Aretusa” di Poppi, diretto da Maria Eugenia Miano, è tra i premi letterari più longevi d’Italia e comprende anche sezioni dedicate alla saggistica e alla poesia, sia per opere edite sia inedite. Nella narrativa edita, alle spalle di Ursini si sono classificati Roberto Mosi, al secondo posto, e Paola Fabiani, al terzo.

Per la saggistica il primo premio è stato assegnato a Fulvio Conti per Massoneria e fascismo. Secondo e terzo posto sono andati rispettivamente a Giovanni Rubattu e Federica Casini. La sezione poesia ha invece visto una vittoria ex aequo di Matteo Bianchi e Alessandro Zattarin, seguiti da Fabrizio Bregoli, Rosangela Panuccio e Stefano Gentili.

Particolarmente qualificata la giuria che ha valutato la narrativa edita. Ne hanno fatto parte Marino Biondi, già professore di Letteratura italiana presso l’Università di Firenze, Giovanni Capecchi, professore di Letteratura italiana presso l’Università per Stranieri di Perugia, Pierpaolo Orlando, presidente e direttore artistico di Fenysia – Scuola di linguaggi della cultura, e Silvio Ramat, già professore di Letteratura italiana presso l’Università di Padova.

La cerimonia di premiazione è fissata per domenica 13 settembre alle ore 10, all’Auditorium della Pieve di Romena di Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo. La manifestazione si svilupperà nell’arco di due giornate, con appuntamenti dedicati a letteratura, cultura, arte, giornalismo e innovazione.

Il programma prenderà il via sabato 12 settembre alle 10 con una conferenza sui nuovi studi danteschi e sulla Vita di Dante di Giuseppe Indizio, alla quale parteciperanno Paolo Trovato e Marino Biondi. La giornata proseguirà quindi con la premiazione di alcune delle sezioni del concorso.

La domenica sarà invece la giornata dedicata ai vincitori delle sezioni riservate ai libri editi, tra i quali figura proprio Vincenzo Ursini, e ai Premi d’Onore Casentino 2026. I riconoscimenti andranno a Roberto Cingolani, fisico ed ex ministro della Transizione Ecologica, Giuseppe Indizio, studioso di Dante, Paolo Giulierini, archeologo ed etrustologo e autore di numerosi saggi, e Giorgio Rombolà, giornalista Rai con una lunga esperienza nell’informazione politica e parlamentare.

Tra gli appuntamenti principali della giornata ci sarà inoltre Aldo Cazzullo, al quale verrà assegnato il Premio d’Onore Casentino per l’Attività Culturale. Il giornalista sarà protagonista di un incontro dedicato al suo volume Francesco – Il primo italiano.

Per Ursini, il premio arriva dopo un percorso narrativo nel quale il tema del ritorno alle proprie origini occupa uno spazio centrale. «Ricevere questo riconoscimento da una giuria così autorevole è per me fonte di profondo orgoglio», ha dichiarato Ursini. «La narrazione guarda da vicino alle nostre piccole realtà locali, territori che oggi più che mai necessitano di nuovi inizi, ma anche di concrete prospettive di ritorno. Desidero quindi ringraziare i giurati e la presidenza del centro “Fonte Aretusa” per aver ravvisato nel romanzo i temi a me più cari, indissolubilmente legati agli anni difficili ma sereni dell’infanzia quando partire e ritornare diventava quasi un obbligo verso la propria famiglia».

La dimensione della “strada di casa” ritorna anche in altri lavori ancora inediti dello scrittore. Tra questi c’è Il compagno di Vallechiara, recentemente vincitore dell’ottava edizione del Premio “Teseo” di Milazzo, presieduto da Attilio Gaetano Andriolo. La premiazione si è svolta nella cittadina siciliana il 28 agosto.

A soffermarsi sul contenuto de La Ritornanza è anche Antonio Pettinato, che descrive il protagonista come un docente universitario che, dopo una lunga permanenza lontano dalla propria terra, sceglie di rientrare nel paese calabrese dove è cresciuto.

«Il protagonista del romanzo “La Ritornanza”, con il quale Vincenzo Ursini si è aggiudicato questo importante premio letterario», scrive Antonio Pettinato, «è un docente universitario che, dopo aver trascorso gran parte della sua vita lontano dalla terra natale, decide di tornare in Calabria, nel paese in cui è cresciuto. Questo ritorno avviene in età matura, quasi come una necessità improvvisa e inevitabile, dettata da un richiamo profondo, ancestrale. Non si tratta di una scelta casuale: è piuttosto il segno di un bisogno interiore di fare i conti con il proprio passato, con ciò che è stato e con ciò che, in fondo, non ha mai smesso di essere. Una volta tornato, il protagonista si immerge in un mondo fatto di ricordi. Il paese non è soltanto uno spazio fisico, ma diventa una vera e propria “dimora dell’anima”, un luogo carico di significati simbolici. Ogni strada, ogni odore, ogni suono riattiva la memoria: i campi coltivati, le colline assolate, il fiume, le botteghe, le piazze. Attraverso questi elementi prende forma un mosaico vivido della vita contadina di un tempo, segnata dalla povertà materiale ma anche da una straordinaria ricchezza umana.»

Anche Francesca Misasi legge il romanzo come un percorso interiore del protagonista, mettendo in relazione il ritorno al paese d’origine con la memoria, le radici e la ricerca della propria identità.

«La Ritornanza è un romanzo in cui la potenza della parola, saggia e scartavetrata da qualsivoglia orpello», commenta Francesca Misasi, «diventa carne e sangue laddove attraversa temi e riflessioni a valenza universale creando un profondo intreccio tra psicologia, spiritualità e filosofia di vita oltre a scandagliare, con lucidità, la complessità delle esperienze e delle interazioni umane. L’interessante storia del protagonista, che cammina tra le stanze della memoria abitandole con garbo, si configura, in senso metaforico, come un’introspezione, un viaggio dentro se stesso, in cui confrontarsi con le proprie emozioni, il proprio passato, l’inquietudine che ha attraversato la sua esistenza, dopo essersi allontanato dal suo paese natale per realizzarsi. Ma, attraverso le sue stesse parole: “Io a Milano lavoro, non vivo” emerge il vero motivo della sua fuga dal Nord con la consapevolezza che, nella vita di ogni persona, esistono momenti che segnano il percorso dell’identità, frammenti di un passato che s’intrecciano col presente e costruiscono il senso di sé, il senso di appartenenza e la connessione con il proprio passato, la terra, la famiglia e con l’anima stessa. Ed è in questa Ritornanza che il protagonista (professore universitario) s’interroga per riscoprire la memoria, quella dei luoghi non solo fisici ma affettivi e spirituali che lo hanno generato. Trattenere i luoghi e le persone che hanno popolato la sua infanzia significa, per lui, ricercare il senso ontologico dell’esserci. Solo la propria terra è la custode d’amore, mentre ogni altro luogo diventa il fulcro del disconoscimento delle proprie radici.»