Catanzaro, misure cautelari per corruzione nel settore turistico (VIDEO)

Operazione “È dovere”: arrestate dirigente Regione Calabria e imprenditrice turistica

CATANZARO, 9 OTT 2018 – Nella giornata odierna, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro hanno eseguito, nelle province di Catanzaro e Vibo Valentia, le misure cautelari personali nei confronti di due donne indagate per corruzione: Gabriella Maria Rizzo, dirigente della Regione Calabria e già responsabile anti-corruzione, e Laura Miceli, imprenditrice del settore turistico attiva nel comune di Ricadi (VV).

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, dott. Paolo Mariotti, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, con i sostituti procuratori dott.ssa Graziella Viscomi e dott.ssa Giulia Tramonti, coordinati dal procuratore aggiunto dott. Vincenzo Capomolla e dal procuratore della Repubblica dott. Nicola Gratteri.

Le misure cautelari, eseguite nell’ambito dell’operazione denominata “È dovere”, hanno portato agli arresti domiciliari:

  • Gabriella Maria Rizzo, 57 anni, dirigente presso il dipartimento “Turismo, Beni Culturali e Spettacolo” della Regione Calabria e all’epoca dei fatti anche responsabile regionale per la trasparenza e la prevenzione della corruzione;
  • Laura Miceli, 67 anni, imprenditrice del settore turistico del litorale vibonese.

Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e delegate alla Guardia di Finanza, hanno permesso di documentare come la dirigente regionale comunicava all’imprenditrice informazioni riservate su bandi non ancora pubblicati e forniva alla stessa attività “consulenziali”. In incontri anche informali, la Rizzo prospettava l’evoluzione delle istruttorie di pubblicazione e i contenuti dei bandi regionali finanziati da fondi comunitari destinati al settore turistico-alberghiero.

In un caso, consapevole che il villaggio turistico della Miceli aveva già beneficiato di un contributo “de minimis” da 200 mila euro, la Rizzo promuoveva la partecipazione dell’impresa a un ulteriore bando, formalmente precluso. La Miceli risulta indagata in stato di libertà anche per concorso in falso ideologico.

Le investigazioni hanno inoltre accertato che la Rizzo si sia personalmente adoperata per favorire la Miceli nella liquidazione di un SAL da oltre 130 mila euro, correggendo un errore tecnico che aveva ridotto l’importo a 124 mila euro, spiegando poi alla Miceli che l’errore non dipendeva da lei.

A fronte di tali “servigi”, la Rizzo e i suoi familiari hanno beneficiato di soggiorni a spese dell’imprenditrice, tra cui un viaggio di cinque giorni a Firenze, un soggiorno nel villaggio di Ricadi e diversi pranzi e donazioni di vino.

Nella vicenda è inoltre ipotizzato il concorso di un ingegnere consulente esterno, incaricato del controllo dei finanziamenti erogati dalla Regione al settore turistico; la sua posizione sarà valutata nelle prossime fasi dell’inchiesta. dal giudice con riferimento allarichiesta di sospensione dall’incarico di collaboratore della regione avanzata dai p.m. titolari delle indagini.