Calabria in declino: persi 400.000 abitanti in 20 anni

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Negli ultimi vent’anni la Calabria ha perso circa 400.000 abitanti, con una fuga massiccia di giovani e famiglie dalle aree interne: case vuote, popolazione sempre più anziana e servizi ridotti al minimo stanno

La Calabria affronta una delle sfide più gravi della sua storia recente: lo spopolamento delle aree interne minaccia di cancellare intere comunità, lasciando dietro di sé case vuote, servizi ridotti e un tessuto sociale sempre più fragile.

A lanciare l’allarme è Coapi Calabria, che conferma dati allarmanti: negli ultimi vent’anni la regione ha perso circa 400mila abitanti, un esodo che colpisce soprattutto giovani e famiglie costrette a cercare altrove opportunità di lavoro e futuro. Un fenomeno che, secondo l’organizzazione, riflette anni di abbandono politico e sociale delle zone montane e rurali.

Case vuote e popolazione anziana

Le conseguenze sono evidenti: molti comuni contano oggi più abitazioni disabitate che residenti, mentre la popolazione rimasta è sempre più anziana. I servizi pubblici, già scarsi, continuano a ridursi, alimentando un circolo vizioso che minaccia la sopravvivenza stessa delle comunità locali.

Un appello alla mobilitazione

Coapi Calabria raccoglie l’appello dei vescovi calabresi e invita cittadini, agricoltori, amministratori e realtà associative a mobilitarsi per fermare la “morte dei propri paesi”. L’obiettivo non è solo preservare il territorio, ma difendere il diritto al lavoro, alla vita e alla dignità delle comunità che custodiscono da secoli la cultura e le tradizioni calabresi.

Strategie concrete per il futuro

L’organizzazione sottolinea che servono più fatti che parole. Tra le priorità indicate: creare opportunità di lavoro, sostenere l’agricoltura e l’artigianato locale, garantire servizi essenziali e valorizzare il patrimonio culturale e ambientale. “La Calabria non è terra di scarto, ma cuore pulsante del Paese”, conclude Coapi, esortando le istituzioni a investire nelle aree interne prima che sia troppo tardi.