Catanzaro, intitolato ad Annibale Battaglia lo stradone del Corvo

Catanzaro, intitolato ad Annibale Battaglia lo stradone del Corvo
Catanzaro, intitolato ad Annibale Battaglia lo stradone del Corvo

Lo stradone del Corvo porta ora il nome di Annibale Battaglia, medico di medicina generale scomparso durante la pandemia: alla cerimonia familiari, istituzioni e rappresentanti del mondo sanitario per ricordare una figura rimasta nel cuore del quartiere e della città

Catanzaro ha ricordato Annibale Battaglia con l’intitolazione dello stradone del Corvo al medico di medicina generale che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per il quartiere, per la zona sud e per l’intera comunità cittadina, fino alla sua scomparsa durante l’emergenza Covid-19.

La cerimonia si è svolta alla presenza di numerosi cittadini, rappresentanti delle istituzioni e professionisti del mondo sanitario. L’intitolazione nasce da una proposta della vicesindaca Giusy Iemma, accolta dalla Commissione toponomastica e successivamente approvata all’unanimità dalla Giunta comunale, presieduta dal sindaco Nicola Fiorita, sulla base della relazione della stessa vicesindaca.

L’iter amministrativo è stato seguito dall’Ufficio toponomastica, il cui responsabile è Sergio Viapiana. La scelta del luogo assume un significato particolare perché proprio nel quartiere del Corvo Battaglia ha vissuto e ha esercitato per molti anni la propria professione, costruendo un rapporto diretto con i suoi pazienti e con la comunità.

Alla cerimonia hanno partecipato la vicesindaca Giusy Iemma, i familiari del medico – la moglie Nuccia Grasso, il figlio Antonio, la nuora e i nipoti –, il presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco, la consigliera Annachiara Verrengia, la professoressa Elena De Filippis per la Commissione toponomastica e il presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro Vincenzo Ciconte, insieme a numerosi esponenti del mondo medico e civile.

Per la vicesindaca Giusy Iemma, delegata ai Servizi demografici, l’intitolazione rappresenta il modo scelto dall’Amministrazione per conservare il ricordo di una persona profondamente legata al territorio.

«Sono felice di vedere una partecipazione così numerosa. Sapevamo quanto Annibale Battaglia fosse amato e stimato da tutti. Come Amministrazione comunale abbiamo scelto di mantenere viva la memoria di una persona che è diventata un punto di riferimento stabile nel tempo per il quartiere del Corvo, per la zona sud e per l’intera città.

La gente non si rivolgeva soltanto al medico, ma all’uomo capace di ascoltare, accogliere e rassicurare.

La sua scomparsa durante il Covid rende questo momento ancora più significativo. È il ricordo di una stagione in cui i medici e i professionisti della sanità hanno combattuto a mani nude contro una malattia sconosciuta, dimostrando il valore della cura, coraggio, umanità e competenza al servizio della comunità. A nome della città voglio dire alla famiglia che Catanzaro non ha dimenticato l’impegno e la professionalità di Annibale. L’intitolazione di una strada non colma il vuoto della sua perdita, ma crea un legame indissolubile con la comunità. Ogni volta che si attraverserà questa strada, si ricorderanno l’uomo e il professionista che ha speso la sua vita per gli altri. Questo riconoscimento appartiene alla città ed è una scelta ampiamente condivisa. Oggi la città dice grazie ad Annibale Battaglia. E lo fa in un luogo che più di ogni altro sa raccontare il legame profondo di questo medico con la sua città».

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Vincenzo Ciconte, ha ricordato invece l’impegno professionale di Battaglia durante gli anni della pandemia e il rapporto costruito nel tempo con i pazienti.

«Annibale Battaglia è stato uno dei primi medici a mettere a rischio la propria vita in un momento difficilissimo, caratterizzato dalla scarsità dei presidi e dei materiali di protezione. Ricordo Annibale fin dalle corsie della Medicina interna dell’ospedale: un professionista di grande qualità, un uomo riservato che parlava poco ma faceva tanto per i suoi malati, ponendo sempre al centro l’aggiornamento continuo e la cura verso le persone più fragili. Annibale lavorava in trincea, dalla mattina alla sera nei suoi ambulatori, accogliendo tutti con la stessa dedizione e umanità.

Il suo esempio rappresenta un monito da trasmettere ai giovani medici: questa professione, la più bella del mondo se svolta con passione e dignità, si basa sull’amore disinteressato e sul rispetto per la tutela della salute pubblica».