Fili Meridiani, un’estate tra Arbëria e Balcani

Fili Meridiani, un’estate tra Arbëria e Balcani
Fili Meridiani, un’estate tra Arbëria e Balcani

Dalla Settimana dei Murales Arbëreshë alle missioni in Albania e Kosovo, passando per il MUZÈ e gli appuntamenti nelle comunità arbëreshe calabresi: il bilancio dell’estate 2026 dell’associazione tra cultura, territorio, musica e nuove relazioni

Un’estate tra Arbëria e Balcani, fatta di arte, musica, incontri e nuove collaborazioni. È il percorso tracciato da Fili Meridiani APS, con base a Pallagorio, in provincia di Crotone, durante i mesi estivi del 2026. Le attività hanno attraversato diverse comunità dell’Arbëria calabrese e hanno oltrepassato l’Adriatico, seguendo una visione precisa: trasformare la cultura arbëreshe da patrimonio da conservare a risorsa contemporanea capace di creare relazioni, attrarre persone e aprire nuove opportunità per i territori.

Il primo passaggio è arrivato a giugno con la “Java e Muraleve Arbëreshe – Settimana dei Murales Arbëreshë”, che ha trasformato Pallagorio in uno spazio dedicato all’arte pubblica e allo scambio internazionale. Grazie alla collaborazione con Mural Fest Kosova e con l’Università di Scienze Applicate di Ferizaj, artisti e studenti provenienti dal Kosovo hanno lavorato nel borgo confrontandosi con la storia e i simboli dell’identità arbëreshe. I murales realizzati sono rimasti come nuovi elementi del paesaggio urbano, mentre incontri, laboratori e appuntamenti musicali hanno ampliato il progetto oltre la dimensione artistica, creando occasioni di partecipazione e confronto culturale.

Il rapporto con i Balcani è proseguito con le missioni di Fili Meridiani in Albania e Kosovo, attraverso incontri con istituzioni, associazioni, operatori culturali e comunità locali. Tra i percorsi più significativi quello sviluppato con il Comune di Peja, culminato nella partecipazione a “Diaspora n’Pejë”. In quell’occasione l’Arbëria crotonese è stata raccontata attraverso cultura, musica, abito tradizionale e gastronomia. Anche la cucina è diventata uno strumento di dialogo grazie allo showcooking dedicato alle dromësat, la pasta della tradizione arbëreshe, utilizzata per mettere in relazione storie e comunità.

Nel frattempo, a Pallagorio, il MUZÈ – Spazio Arbëria ha continuato a essere uno dei punti centrali delle attività. Durante l’estate la struttura ha accolto visitatori provenienti da diverse zone d’Italia e dall’estero, con presenze da Albania, Kosovo, Germania, Belgio e Canada. Visite, laboratori, esperienze e momenti di approfondimento hanno rafforzato il ruolo del MUZÈ come luogo dal quale conoscere l’Arbëria crotonese, la sua lingua, le tradizioni e la storia delle comunità.

Tra gli appuntamenti ospitati nello spazio anche la presentazione del “Dizionario Arbëresh dell’Arbëria crotonese – parlate di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto”, frutto di circa trent’anni di ricerca e composto da circa 25.000 lemmi. Il lavoro non si limita alla raccolta dei vocaboli, ma comprende anche fraseologia, toponomastica, onomastica, arcaismi, botanica e zoologia, restituendo attraverso la lingua una parte della memoria delle comunità arbëreshe del Crotonese.

La programmazione estiva ha dato ampio spazio anche alla musica, utilizzata come strumento di incontro tra culture e territori. Con “Fonirí – Musiche del mondo”, il MUZÈ ha ospitato un confronto musicale tra cultura grecanica e arbëreshe, mettendo in dialogo due importanti patrimoni linguistici e culturali della Calabria.

A “Musiche da Film – I Suoni dei Luoghi” è spettato invece il compito di legare ascolto e territorio attraverso le suggestioni delle colonne sonore, mentre il concerto di Pietro Curci & L’Errante ha portato nella programmazione del MUZÈ la canzone d’autore. Tre proposte differenti, accomunate dalla volontà di utilizzare la musica per far vivere i luoghi, creare connessioni tra culture e avvicinare nuovi pubblici all’Arbëria.

La rete costruita da Fili Meridiani non si è però fermata a Pallagorio. L’associazione ha partecipato a “La Via dei Supporti” a San Basile, al “Dasa Food Fest” a Dasa e a “19 Fuochi” a Plataci, entrando in contatto con altre realtà e comunità dell’Arbëria calabrese. A queste esperienze si è aggiunta la partecipazione a “Vino nel Borgo in Arbëria”, dove gastronomia, produzioni locali, musica e cultura hanno contribuito a raccontare il territorio a residenti e visitatori.

L’obiettivo, in questo caso, è andare oltre la dimensione dei singoli appuntamenti e dei singoli paesi, rafforzando le relazioni tra le diverse comunità e iniziando a costruire una visione dell’Arbëria come territorio culturale connesso, senza perdere le peculiarità di ciascun luogo.

La stessa impostazione ha accompagnato il racconto delle tradizioni durante tutta l’estate. Lingua, dromësat, musica, abiti tradizionali, arte pubblica e attività nei borghi sono stati proposti non come elementi da osservare semplicemente dal passato, ma come patrimoni capaci di essere vissuti, condivisi e reinterpretati nel presente. Da qui la possibilità di collegare identità culturale, attrattività turistica e nuove occasioni per le piccole comunità.

Il bilancio della stagione, per l’associazione, comprende quindi le persone incontrate, i visitatori arrivati al MUZÈ, le collaborazioni avviate e i rapporti consolidati con Albania e Kosovo, insieme alla rete di interlocutori costruita nei diversi territori.

Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS, sintetizza così il percorso:

«Questa estate abbiamo provato a mettere in pratica una visione sulla quale lavoriamo da tempo: considerare la cultura arbëreshe non soltanto come qualcosa da tutelare, ma come una risorsa capace di generare sviluppo», dichiara Ettore Bonanno. «Lingua, turismo culturale, musica, creatività, gastronomia e relazioni internazionali possono essere parti di una stessa strategia. La sfida è mettere sempre più in rete comunità, competenze e persone, costruendo occasioni concrete affinché l’Arbëria sia conosciuta, vissuta e scelta. I risultati di questa estate ci incoraggiano a continuare su questa strada».

Conclusa la stagione estiva, il percorso dell’associazione prosegue con l’intenzione di dare continuità alle relazioni costruite e trasformare le esperienze maturate nei mesi estivi in progettualità più strutturate, lavorando alla costruzione di un sistema territoriale nel quale cultura, turismo, innovazione e internazionalizzazione possano contribuire allo sviluppo delle piccole comunità.