L’1 febbraio di 75 anni fa…

dall'1 febbraio 1945 ad oggi i diritti delle donne
dall'1 febbraio 1945 ad oggi i diritti delle donne

L’ 1 febbraio 1945 in Italia viene introdotto il suffragio universale. Le donne finalmente ottengono il diritto al voto.

È una data storica, che ha dato una svolta importante, se non decisiva, per la ribalta dello status Donna e per la sua emancipazione. La lotta di ottenere diritti alle pari opportunità è lunga e lo è anche oggi, che siamo nel 2020.

Tanti progressi sono stati fatti, ma tante sono ancora le battaglie che noi donne dobbiamo portare avanti. Ma questo del diritto al voto è stato un primo importante passo in avanti!

La storia della lotta al voto in Europa

Alla fine del Settecento Olympe de Gouges firma in Francia la ‘Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine’ ma non va lontano perché verrà ghigliottinata.

Da metà Ottocento che in Europa si costituiscono le prime associazioni favorevoli al voto per le donne.

L’Inghilterra e le ‘Suffragette’

Sarà l’Inghilterra a radicalizzare la lotta con la creazione nel 1897 della National Union of Women’s Suffrage Societies, alle cui adepte sarà attribuito il nome dispregiativo di Suffragette.

Attraverso un’intensa campagna fatta di conferenze, cortei, marce spesso violente, alla fine in Gran Bretagna le donne saranno ammesse al voto nel 1928.

L’arrivo del diritto al voto in Italia

In Italia, escluse dalla riforma del 1882 e da quella del 1912, che introduceva il suffragio universale maschile, le donne arrivano alle urne grazie a Mussolini. Ebbene sì, le ammette al voto amministrativo nel 1924, ma è pura e semplice propaganda.

Poiché in seguito all’emanazione delle cosiddette “leggi fascistissime” tra il 1925 ed il 1926 le elezioni per le nomine comunali vengono proibite.

Il regime fascista infatti ha ben pensato di sostituire l’elezione alla carica di sindaco con la nomina governativa del podestà e del governatore.

Il Governo di Liberazione Nazionale e la mobilitazione dell’Unione Donne Italiane (Udi)

Bisognerà aspettare la fine della guerra perché l’Italia affronti il problema. Costituito il Governo di Liberazione Nazionale, le donne si attivano per entrare a far parte del corpo elettorale: la prima richiesta nell’ottobre 1944 è della Commissione per il voto alle donne dell’Unione Donne Italiane (Udi) che successivamente si mobilita per ottenere non solo il diritto di voto ma anche quello di eleggibilità.

Il decreto legislativo del 1 febbraio 1945

È il primo febbraio 1945 la data storica in cui, con un decreto legislativo il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi riconosce il voto femminile, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi.

L’esordio delle donne alle urne

L’esordio delle donne alle urne arriva con le elezioni amministrative tra marzo e aprile del 1946.

Mentre il 2 giugno dello stesso anno parteciperanno ad un voto di ben altra importanza storica: si tratta del referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Le donne al voto nel 2020

Oggi le donne hanno pieno diritto al voto e ad essere elette. E questa ormai è consuetudine, è normalità. A ridosso delle elezioni regionali che si sono tenute in Calabria e in Emilia-Romagna, è bene ricordare (aldilà dei colori politici di appartenenza) che nella nostra Regione per la prima volta ad essere eletto Presidente della Regione è stata una donna. E questo non è un fatto da sottovalutare.

L’emancipazione femminile

Ma dalla lotta al diritto al voto del 1 febbraio 1945 fino ad oggi, come si è sviluppato il percorso di emancipazione femminile? L’evoluzione della condizione femminile non ha seguito un percorso lineare.

Non si può quindi descrivere come un processo continuo di sviluppo nel tempo, né si può configurare come un fenomeno uniforme nello spazio.

C’è da dire che ad esempio le donne anticipano gli uomini nell’acquisizione di certi diritti sociali. Quasi sempre li seguono invece nei diritti politici e sono ancora oggi indietro nei diritti civili. Si pensi alle tante lotte che ancora oggi si rendono necessarie per smantellare la discriminazione sessuale sul lavoro. Gli stipendi delle donne, a parità di ruoli ricoperti all’interno delle aziende ad esempio, sono sempre più bassi rispetto a quegli degli uomini. E la loro possibilità di far carriera è ridotta rispetto a quella che viene data all’uomo.

Le donne e la difesa della propria sicurezza personale, fisica e psicologica

Non si può non tenere conto della lotta che ogni giorno le donne devono compiere per difendere la propria incolumità fisica e psicologica. Non si possono ignorare ad esempio i dati provenienti dall’Istat sul fenomeno della violenza sulle donne e del femminicidio, che la dicono lunga su un eventuale raggiungimento reale delle pari opportunità.

Secondo cui il 90% delle vittime è appunto una donna e l’autore del reato è un uomo. Non si può non tenere conto del fenomeno di Stalking che causa gravi danni a livello psicologico. Non si può non tenere conto degli abusi sessuali e dei maltrattamenti che le donne subiscono da parte degli uomini quotidianamente.

È bene parlare allora, per poter descrivere la nostra società, come di una società moderna, della tutela dei diritti della donna in tutte le sue sfere di vita. A partire dalla sicurezza fisica e psicologica, per passare alla difesa dei suoi diritti politici e civili, per poi arrivare alla tutela della sua indipendenza economica.

E allora possiamo dire che dall’1 febbraio ad oggi, il passo per l’emancipazione femminile è stato compiuto. Il passaggio invece non è stato ancora completato.