Sud, la generazione perduta

fuga del sud
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La fuga dei giovani dal Sud: negli ultimi dieci anni oltre 730 mila under 35 hanno lasciato le regioni meridionali verso il Centro-Nord, tra disoccupazione e mancanza di opportunità

In Italia le migrazioni interne non si sono mai fermate. Dopo i grandi flussi dal Sud al Nord negli anni ’50 e ’60, quando milioni di persone lasciavano le campagne meridionali per le fabbriche del triangolo industriale, oggi lo scenario si ripete in forme nuove ma con la stessa dinamica: i giovani del Mezzogiorno continuano a partire.

Numeri che parlano chiaro

Secondo gli ultimi dati Istat, negli ultimi dieci anni oltre un milione di persone si è spostato dal Sud al Centro-Nord. Tra questi, una larga maggioranza è composta da giovani under 35, spesso laureati o con alta specializzazione. È un fenomeno che impoverisce ulteriormente il tessuto sociale ed economico meridionale: la cosiddetta “fuga dei cervelli” interna.

Perché si parte

Le motivazioni sono in parte le stesse di 70 anni fa: la mancanza di lavoro stabile e di opportunità. Ma oggi pesano anche altri fattori. Molti giovani lamentano l’assenza di servizi adeguati, dalla sanità ai trasporti, fino alle occasioni di crescita culturale e sociale. Non si tratta solo di stipendi: a spingere verso Milano, Bologna o Torino è anche la prospettiva di vivere in contesti più dinamici e connessi al resto d’Europa.

Le destinazioni più gettonate

Milano resta la capitale dell’attrazione: polo della finanza, delle start-up, della moda e della creatività, è la città che più di tutte concentra talenti provenienti da Puglia, Sicilia e Campania. Roma e Bologna seguono, con Firenze e Torino che consolidano il loro ruolo di mete universitarie e lavorative. Negli ultimi anni, emergono anche città di media dimensione, come Parma o Trento, capaci di offrire qualità della vita e opportunità professionali.

Un Sud che resiste (a fatica)

Non mancano però esperienze di ritorno e resistenza. Alcuni giovani scelgono di rientrare dopo anni al Nord, portando con sé competenze e reti di contatti. Altri decidono di restare e provano a reinventarsi con l’imprenditoria locale, spesso puntando sul turismo, l’agroalimentare e le nuove tecnologie. Ma il peso strutturale della disoccupazione resta altissimo: in alcune regioni meridionali supera il 20% tra i giovani.

Cosa serve per invertire la rotta

Gli esperti sottolineano la necessità di investimenti mirati: infrastrutture moderne, incentivi alle imprese innovative, politiche di sostegno ai giovani. Il PNRR rappresenta una chance, ma la sua attuazione procede a rilento. Senza un cambio di passo, il rischio è che il Sud continui a perdere capitale umano, mentre il Nord accentua il suo ruolo di calamita sociale ed economica.