Antonino Pesce catturato: era la primula rossa del clan

ANTONINO PESCE
ANTONINO PESCE

REGGIO CALABRIA, 10 MAR 2018 – Si è conclusa questa mattina una lunga caccia all’uomo che durava da oltre un anno. Antonino Pesce, 26 anni, ultimo latitante della cosca Pesce, è stato arrestato a Rosarno dagli uomini della Squadra mobile di Reggio Calabria, in sinergia con il Servizio centrale operativo, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia (Dda). Un’operazione che segna un nuovo e significativo colpo alla criminalità organizzata della Piana di Gioia Tauro.

Il giovane era irreperibile dall’aprile del 2017, quando riuscì a sfuggire alla cattura nel corso dell’operazione “Recherche”, un’inchiesta di ampio respiro che aveva portato allo smantellamento della rete di fiancheggiatori del boss Marcello Pesce, arrestato nel 2016 dopo anni di latitanza. Da quel momento Antonino Pesce si era reso invisibile, cambiando più volte rifugio e contando su una rete di appoggi che gli avrebbe garantito protezione e supporto logistico.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il 26enne avrebbe continuato a svolgere un ruolo attivo all’interno delle dinamiche economiche riconducibili alla cosca. Gli inquirenti ritengono che gestisse, insieme ad altri soggetti, il trasporto su gomma degli agrumi provenienti dalla zona di Gioia Tauro e destinati a diverse regioni italiane. Un settore strategico, quello della filiera agroalimentare, spesso utilizzato dalla criminalità organizzata per controllare il territorio e reinvestire capitali illeciti.

Al momento dell’arresto, Pesce non era solo. Gli agenti stanno ora vagliando la posizione di altre persone che si trovavano con lui, per accertarne eventuali responsabilità o collegamenti con l’organizzazione criminale. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma non si escludono nuovi sviluppi giudiziari nelle prossime ore.

L’operazione rappresenta un risultato di rilievo per le forze dell’ordine, che chiudono così il cerchio attorno a uno dei clan storici della ’ndrangheta calabrese. La cattura dell’ultimo latitante della cosca Pesce conferma come l’attenzione investigativa resti alta e costante, soprattutto nei confronti di quelle realtà criminali che cercano di mimetizzarsi dietro attività economiche apparentemente lecite.

Un segnale forte, dunque, per il territorio e per la cittadinanza: lo Stato c’è e continua a colpire, anche quando la latitanza sembra offrire una via di fuga senza fine.