L’indagine della DDA di Genova porta alla luce la rete che avrebbe favorito la latitanza di Pasquale Bonavota, capo della cosca di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio, con supporto materiale e logistico fornito da soggetti, già detenuti per altri reati, coinvolgendo documenti falsificati, trasferimenti di denaro, medicinali e abitazioni a Genova
I carabinieri del ROS, coordinati dalla Procura DDA di Genova, hanno eseguito questa mattina tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Antonio Serratore, Domenico Ceravolo e Rocco Spagnolo, ritenuti responsabili di aver favorito la latitanza di Pasquale Bonavota, condannato all’ergastolo nel 2018 dal Tribunale di Catanzaro e indicato come capo della cosca di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio (VV).
Oltre agli arresti, sono stati eseguiti nove decreti di perquisizione nei confronti di sei ulteriori indagati, tutti coinvolti a vario titolo nella rete di favoreggiamento. L’indagine, diretta dalla pm Monica Abbatecola, ha confermato l’uso sistematico di documenti e schede telefoniche intestate a terzi, insieme alla fornitura di generi alimentari, medicinali e somme di denaro, elementi ritenuti fondamentali per mantenere la latitanza del capo cosca.
Secondo gli inquirenti, il blitz evidenzia l’organizzazione e la continuità del favoreggiamento, aggravato dal metodo mafioso, e sottolinea l’importanza del coordinamento tra il ROS e i Comandi Provinciali di Catanzaro e Reggio Calabria nella lotta alla criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista.
“L’indagine ha permesso di ricostruire un sistema di protezione e sostegno a un latitante di prim’ordine, evidenziando come il metodo mafioso operi anche lontano dai territori tradizionali della ‘ndrangheta”, commentano gli investigatori del ROS.
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