La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ribadisce l’assoluzione di Salvatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri: crolla l’impianto accusatorio sul delitto del 2006, segnato da modalità feroci e da ipotesi di matrice mafiosa
L’assoluzione di Salvatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri diventa definitiva anche in secondo grado. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha infatti confermato integralmente la sentenza di primo grado sul duplice omicidio di Massimiliano Falcone e Davide Iannoccari, avvenuto nel novembre 2006 a Taverna, un caso che per anni ha rappresentato uno dei capitoli più oscuri della cronaca calabrese.
Secondo la ricostruzione iniziale, le due vittime sarebbero state eliminate nell’ambito di un regolamento di conti tra gruppi criminali, uccise e successivamente bruciate nelle campagne di Sorbo San Basile, in una dinamica che la pubblica accusa aveva inquadrato come aggravata dalle modalità mafiose. Nonostante ciò, i giudici d’appello hanno respinto nuovamente questa lettura, ritenendo insufficienti gli elementi probatori a carico degli imputati.
Durante il processo, i legali della difesa – gli avvocati Salvatore Staiano, Guido Contestabile e Antonio Lomonaco – hanno smontato uno per uno i cardini dell’accusa. Hanno evidenziato l’inaffidabilità di alcuni collaboratori di giustizia, segnalato incongruenze nella consulenza medico-legale sull’orario del decesso e messo in discussione il valore delle intercettazioni, ritenute non idonee a collocare gli imputati sulla scena del crimine. A fronte di ciò, la richiesta del procuratore generale, che invocava l’ergastolo per entrambi, è stata respinta.

















