“Il male in Comune”: Calabria maglia nera nel nuovo dossier di Avviso Pubblico
La Calabria conquista, ancora una volta, un primato tutt’altro che edificante. Secondo il nuovo dossier di Avviso Pubblico, “Il male in Comune”, presentato a Roma, la provincia di Reggio Calabria detiene il numero più alto di scioglimenti per infiltrazioni mafiose: 75 Comuni commissariati dal 1991. Un dato che conferma la persistenza di un fenomeno profondo, radicato e tutt’altro che in regressione.
Il report traccia un quadro allarmante: da quando esiste la normativa sullo scioglimento degli enti locali infiltrati dalla criminalità organizzata, in Italia sono stati disciolti oltre 400 enti, e più del 96% dei provvedimenti riguarda le regioni meridionali. Il baricentro del problema resta infatti nelle aree d’origine delle mafie storiche: Calabria, Sicilia, Campania e Puglia.
Colpisce la concentrazione territoriale: due terzi degli scioglimenti si registrano in appena cinque province – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – territori dove le organizzazioni criminali mantengono una capacità capillare di condizionamento delle istituzioni locali. Spicca il caso di Marano di Napoli, arrivato addirittura al quinto commissariamento.
Tra gli esempi più conosciuti il dossier mafia cita nuovamente San Luca, comune aspromontano spesso indicato come epicentro della ’ndrangheta. Qui, allo scioglimento per mafia, si è aggiunto anche quello dovuto alla mancata presentazione delle liste elettorali, segno di una crisi democratica che va oltre la sola ingerenza criminale.
In media, emerge dal report, in Italia viene sciolto un ente al mese per infiltrazioni mafiose. Un ritmo costante negli ultimi 34 anni, come ha sottolineato Claudio Forleo, responsabile dell’osservatorio parlamentare di Avviso Pubblico, durante la presentazione del documento.
Un quadro che, pur non privo di esperienze positive di riscatto, conferma quanto sia ancora lunga la strada per liberare intere comunità dal peso soffocante delle organizzazioni criminali.
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