Catanzaro, nuovo incendio al Lido “Jonio”, Grampone: “Siamo senza parole, chiediamo aiuto alle istituzioni”
Non trova pace il Lido “Jonio” di Giovino, sul litorale di Catanzaro, nuovamente colpito da un incendio che nel primissimo pomeriggio, intorno alle 13.45, ha completamente distrutto la struttura balneare. Si tratta del secondo rogo nel giro di pochi mesi, dopo quello già avvenuto il 19 luglio scorso, un episodio che allora era stato classificato come incendio doloso.
Le fiamme si sono propagate rapidamente all’interno dello stabilimento, rendendo necessario l’intervento di più squadre dei Vigili del Fuoco, giunte sul posto con tempestività. Nonostante gli sforzi dei soccorritori, la struttura è andata totalmente distrutta, vanificando ogni tentativo di recupero e lasciando un senso di sgomento tra i presenti.
Sul luogo dell’incendio sono intervenuti anche gli agenti della Polizia di Stato, mentre i Vigili del Fuoco del comando provinciale di Catanzaro hanno avviato gli accertamenti tecnici. Al momento non viene esclusa alcuna ipotesi sull’origine delle fiamme, compresa quella dolosa, che torna prepotentemente alla ribalta alla luce dei precedenti.
A raccontare l’amarezza e lo sconforto per quanto accaduto è Aniello Grampone, gestore del Lido Jonio, intervistato dalla redazione di Calabria Magnifica.
«Un secondo incendio in così poco tempo ci lascia davvero senza parole – spiega –. Sin dal primo episodio del 19 luglio, ma anche prima, abbiamo sporto le dovute denunce e chiesto aiuto alle istituzioni. Oggi, per la seconda volta, ci troviamo davanti a qualcosa che non riusciamo a spiegarci».
Grampone sottolinea come solo di recente fosse arrivata dal Comune la possibilità di ripristinare lo stato dei luoghi: «Finalmente avevamo ottenuto l’autorizzazione per ripartire, e oggi ci troviamo nuovamente a chiedere aiuto alle istituzioni. Speriamo che questa seconda volta ci sia più attenzione e maggiore vicinanza, perché il disagio è enorme».
Sull’ipotesi dolosa, il gestore mantiene prudenza: «Se si tratti di dolo o di un evento casuale lo potranno stabilire solo i Vigili del Fuoco. Io ero con mia moglie, impegnato nell’attività di mio padre. Ci hanno avvisato e siamo accorsi qui. Il lido era recintato perché era già diventato un cantiere».
Resta però un sentimento profondo di tristezza e frustrazione: «È amaro vivere e fare impresa in questa terra, che è la nostra terra. Fare imprenditoria oggi a Catanzaro significa non confrontarsi con una concorrenza leale, ma con incognite che nulla hanno a che vedere con il lavoro onesto».
Nonostante tutto, Grampone conclude con un filo di fiducia: «Se l’incendio sarà confermato come doloso, sono certo che le autorità riusciranno a dare presto un nome ai responsabili. Ma resta una vicenda triste, profondamente triste».
Un nuovo colpo per il turismo locale e per chi continua a credere nello sviluppo della costa catanzarese, oggi ferita da un incendio che chiede verità, sicurezza e risposte concrete.

















