Catanzaro, confisca definitiva a tre imprenditori

Guardia di finanza, Procura di Catanzaro
Guardia di finanza, Procura di Catanzaro

La Guardia di Finanza ha eseguito il provvedimento del Tribunale al termine del procedimento di prevenzione patrimoniale collegato all’inchiesta “Coccodrillo”

Un patrimonio dal valore complessivo superiore a 162 milioni di euro è stato confiscato in via definitiva dalla Guardia di Finanza di Catanzaro. I militari del Comando provinciale hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal Tribunale di Catanzaro, al termine di un procedimento di prevenzione patrimoniale avviato dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

La misura riguarda tre noti imprenditori catanzaresi, già coinvolti nell’inchiesta denominata “Coccodrillo”, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro sotto il coordinamento della Dda.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre imprenditori avrebbero intrattenuto rapporti con le famiglie di ’ndrangheta dei Mazzagatti di Oppido Mamertina, degli Arena di Isola Capo Rizzuto e dei Grande Aracri di Cutro. Legami che, nel tempo, avrebbero favorito le società a loro riconducibili nell’acquisizione di una posizione di assoluto rilievo nel settore delle forniture di calcestruzzo e nell’ottenimento di importanti commesse nell’edilizia pubblica e privata.

Gli stessi rapporti, sempre secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero inoltre consentito alle imprese di sottrarsi a possibili richieste estorsive di matrice mafiosa.

I rapporti con la ’ndrangheta e l’inchiesta “Coccodrillo”

Le precedenti attività investigative sui tentativi di infiltrazione mafiosa nei lavori di ammodernamento del tratto Pizzo Calabro-Cosenza dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, oggi Autostrada del Mediterraneo, avevano documentato anche lo svolgimento di un summit interprovinciale di ’ndrangheta all’interno di un cantiere riconducibile agli imprenditori.

Al termine del procedimento “Coccodrillo”, i tre sono stati riconosciuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione. Le condanne sono divenute definitive, con pene comprese tra 8 anni e 10 mesi e 3 anni di reclusione.

In ragione delle sentenze definitive, gli imprenditori sono stati ricondotti a una delle categorie di soggetti portatori di pericolosità sociale qualificata previste dal Decreto legislativo 159 del 2011, il cosiddetto Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

Gli approfondimenti di natura economico-patrimoniale, svolti dagli investigatori del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, hanno permesso di individuare un patrimonio intestato agli interessati e ai loro familiari, oltre a una serie di società e consorzi la cui disponibilità sarebbe stata schermata, in alcuni casi, attraverso figure ritenute prestanome.

Il valore dei beni è risultato, secondo gli accertamenti, fortemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Un patrimonio composto da immobili, aziende e disponibilità finanziarie

La confisca ha interessato un patrimonio ampio e articolato, distribuito tra Catanzaro, la sua provincia e Cirò Marina. Tra i beni figurano numerose unità immobiliari e diversi appezzamenti di terreno, insieme a quote di partecipazione in società con sede nel Catanzarese e a Firenze, attive nel comparto dell’edilizia pubblica e privata.

Nel provvedimento sono rientrati anche patrimoni aziendali e un importante cantiere per la produzione di calcestruzzo situato a Catanzaro, considerato uno degli elementi di maggiore consistenza del complesso economico sottoposto a misura.

A completare il quadro ci sono numerosi automezzi, tra autovetture e macchine operatrici, oltre a diversi rapporti bancari. Un insieme di beni immobiliari, attività imprenditoriali, partecipazioni societarie e disponibilità finanziarie che, nel suo complesso, supera il valore di 162 milioni di euro.

La confisca, oggi divenuta definitiva, rappresenta l’esito del procedimento patrimoniale avviato sulla base degli elementi raccolti nell’ambito dell’inchiesta “Coccodrillo” e dei successivi accertamenti sulla provenienza e sulla consistenza delle ricchezze riconducibili ai tre imprenditori.