Corruzione informatica nel nucleo finanziario di Cosenza

corruzione informatica
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Sei indagati, tra cui finanzieri, arresti domiciliare per corruzione informatica e accesso abusivo a sistema informatico, con sequestro di denaro

Nella mattinata odierna, le forze dell’ordine della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro. Su richiesta della Procura della Repubblica, sono stati applicati gli arresti domiciliari a sei individui, tra cui due finanzieri in servizio presso lo stesso Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza. Tale provvedimento è stato preso sulla base della ritenuta esistenza di gravi indizi in merito ai reati di associazione a delinquere, accesso abusivo a sistema informatico e corruzione.

Contestualmente, il Giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura di Catanzaro, ha disposto il sequestro preventivo delle somme di denaro ritenute corrispondenti al presunto profitto derivante dai reati.

Questa misura cautelare fa seguito a un’altra applicata in data 12 luglio 2023, che coinvolgeva quattro soggetti, di cui tre sono stati interessati anche dagli arresti odierni. La base di questa azione risiede nella ritenuta gravità indiziaria in relazione ai reati di accesso abusivo a sistema informatico e corruzione.

Ulteriori approfondimenti condotti dai militari della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza, su incarico dell’Ufficio, hanno delineato la gravità indiziaria, che sarà oggetto di verifica processuale in contraddittorio con la difesa. Si indagherà anche sulle ulteriori ipotesi di reato di associazione a delinquere, corruzione e accesso abusivo al sistema informatico.

Secondo le ipotesi di reato formulate e ritenute dal Giudice per le indagini preliminari assistite da gravità indiziaria, i responsabili di una società informatica avrebbero agito in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza coinvolti nell’inchiesta. L’obiettivo era estrarre illegalmente un vasto volume di dati relativi a persone fisiche e giuridiche attraverso accessi abusivi a sistemi informatici. In cambio, i militari avrebbero ricevuto significative somme di denaro. Successivamente, la società informatica avrebbe commercializzato i dati illegalmente ottenuti, registrando un considerevole aumento del proprio fatturato.

Attualmente, il procedimento relativo a queste ipotesi di reato si trova nella fase delle indagini preliminari, in attesa di ulteriori sviluppi.

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