L’ex deputato è ricoverato all’Avana dopo un grave malore. Il Governo ha messo a disposizione un aereo sanitario per il rientro. Ma come funziona per un normale cittadino italiano all’estero?
L’EDITORIALE – Prima di tutto viene la persona. Alessandro Di Battista è ricoverato a Cuba dopo un grave malore e, al di là delle idee politiche e delle simpatie personali, non possiamo che augurargli una pronta e completa guarigione.
Il Governo italiano sta seguendo la vicenda e ha messo a disposizione un aereo sanitario per il suo eventuale rientro in Italia, naturalmente subordinato alle valutazioni dei medici. Una scelta che dimostra attenzione verso un cittadino italiano in gravi difficoltà lontano da casa.
Ma proprio partendo da qui, senza alcuna volontà di alimentare polemiche sulla sua persona, una domanda credo sia legittima.
Siamo sicuri di sapere come funziona, per un normale cittadino italiano, il rimpatrio sanitario dall’estero?
Approfondendo la questione, va detto con chiarezza che anche cittadini comuni possono essere trasportati con velivoli dell’Aeronautica Militare in situazioni di particolare gravità e urgenza. Non sarebbe quindi corretto sostenere che un volo sanitario dello Stato sia riservato esclusivamente a politici o personaggi famosi.
Ma la procedura ordinaria per chi si ammala o resta vittima di un incidente all’estero è tutt’altra cosa. La Farnesina fornisce assistenza attraverso Ambasciate e Consolati, mentre per i rimpatri sanitari vengono normalmente valutate le condizioni del paziente, la possibilità di utilizzare voli di linea attrezzati o, nei casi necessari, servizi specializzati. Non a caso viene raccomandata ai viaggiatori una copertura assicurativa che comprenda anche le spese per un eventuale rimpatrio sanitario.
Ed è qui che nasce la riflessione.
Quando un cittadino italiano può realmente contare su un intervento straordinario dello Stato? Quali sono i criteri? E soprattutto, questa possibilità viene garantita con la stessa tempestività a tutti, indipendentemente dal nome, dalla notorietà e dall’attenzione mediatica che un caso riesce a suscitare?
Non è una critica a Di Battista. Anzi, se le sue condizioni richiederanno un trasporto sanitario e lo Stato può garantirglielo, è giusto fare tutto il possibile per riportarlo in Italia in sicurezza.
La domanda riguarda semmai tutti gli altri italiani.
Perché sarebbe bello sapere che, nelle medesime condizioni di gravità, anche il turista sconosciuto, il lavoratore emigrato o qualsiasi altro cittadino possa contare sulla stessa attenzione delle istituzioni.
Forse la vera questione non è chiedersi se Di Battista meriti quell’aereo. Certamente, se necessario, merita tutte le cure possibili.
La vera domanda è un’altra: possiamo essere certi che, in una situazione analoga, quello stesso Stato sarebbe pronto a fare altrettanto per ciascuno di noi?
E questa non è una polemica. È semplicemente una domanda sul significato più concreto della parola uguaglianza.


















