Dipendenze in Calabria tra giovanissimi, nuove droghe e servizi in affanno: il CREA Calabria denuncia un’emergenza generazionale che avanza mentre l’attenzione pubblica si spegne
Dipendenze in Calabria significa oggi parlare di un fenomeno che cambia volto, si abbassa di età e diventa sempre più pericoloso, mentre il dibattito pubblico sembra essersi assopito. È da Catanzaro, l’8 gennaio 2026, che il CREA Calabria – Coordinamento Regionale dei Servizi per le Dipendenze Accreditate – lancia un allarme netto e urgente: la Regione è di fronte a una crisi generazionale che intreccia sostanze tradizionali, nuove droghe e fragilità sociali profonde.
Secondo i dati raccolti nel monitoraggio 2025, l’età del primo contatto con le sostanze è scesa drasticamente, arrivando a 12-13 anni. Un dato che racconta di una normalizzazione precoce del consumo e di un abbassamento delle difese educative e culturali. «Non parliamo più di casi isolati – spiega la presidente del CREA Calabria, Vittoria Scarpino – ma di una emergenza diffusa, che si muove sotto traccia e colpisce famiglie, scuole e comunità».
Il quadro che emerge è complesso e inquietante. Accanto ai cannabinoidi ad alta concentrazione, sempre più presenti tra i preadolescenti, si registra un aumento marcato dell’uso di cocaina, ormai percepita come una sostanza “funzionale”, legata alla prestazione e facilmente reperibile. Una droga che ha perso ogni connotazione elitaria per trasformarsi in un consumo di massa, con conseguenze devastanti sulla salute mentale e sulla tenuta sociale dei territori. A ciò si aggiungono il ritorno dell’eroina e la crescita del crack, sostanze a basso costo che stanno riemergendo nei centri urbani calabresi.
A rendere il quadro ancora più allarmante è l’ombra degli oppioidi sintetici, in particolare il fentanyl. Una minaccia globale che, secondo il CREA Calabria, mostra già segnali preoccupanti anche sul territorio regionale. «Parliamo di sostanze letali anche in dosi minime – avverte Scarpino – con il rischio concreto che vengano tagliate ad altre droghe senza che il consumatore ne sia consapevole. Non possiamo permetterci di intervenire solo dopo una tragedia: servono sistemi di allerta rapida e laboratori di analisi in grado di intercettare queste sostanze prima che arrivino nelle strade».
Accanto alle dipendenze chimiche, cresce anche l’impatto delle dipendenze comportamentali e digitali. Smartphone, videogiochi e social network stanno modificando precocemente i meccanismi di gratificazione nei più giovani, favorendo isolamento sociale, ansia e ritiro relazionale. Fenomeni come quello degli hikikomori rappresentano spesso una porta d’ingresso verso l’uso di sostanze, utilizzate come forma di compensazione emotiva.
In questo scenario già fragile, il sistema di cura mostra evidenti segni di sofferenza. I SER.D. pubblici operano con organici ridotti, mentre le comunità terapeutiche accreditate, presidio fondamentale sul territorio, faticano a reggere l’urto senza un sostegno strutturale adeguato. Una fragilità che rischia di lasciare senza risposta proprio le fasce più vulnerabili.
Il CREA Calabria denuncia inoltre una crescente rimozione sociale del problema. «Si parla sempre meno di dipendenze proprio mentre il fenomeno diventa più aggressivo – sottolinea la presidente –. La droga è entrata nel linguaggio quotidiano dei giovani, mentre le istituzioni sembrano ridurre tutto a una questione di ordine pubblico, dimenticando la dimensione sanitaria, educativa e preventiva».
Da qui l’appello alle istituzioni regionali e nazionali: investire nella prevenzione precoce nelle scuole medie, rafforzare la rete dei servizi accreditati, e costruire un piano straordinario sul fentanyl che coinvolga operatori sanitari, forze dell’ordine e territori. «Ogni giorno di silenzio – conclude Vittoria Scarpino – è un pezzo di futuro che la Calabria consegna alla criminalità. Le dipendenze in Calabria non possono più essere ignorate».


















