Intercettata la Flotilla, la Mikeno prosegue verso Gaza. Venerdì lo sciopero nazionale
ROMA, 2 OTT 2025 – La tensione nel Mediterraneo orientale cresce attorno alla Global Sumud Flotilla, la spedizione civile partita per portare aiuti alla popolazione di Gaza. Secondo Il Fatto Quotidiano che segue in tempo reale la rotta, venti imbarcazioni sono state fermate dalle forze israeliane, mentre altre 22 proseguono la navigazione verso la Striscia. Tra quelle bloccate figurano, tra le altre, Adara, Aurora, Dir Yassine, Morgana, Sirius e Yulara. Una delle navi principali, la Mikeno, risulta ancora in viaggio e si troverebbe a poche miglia dalla costa.
La mobilitazione sindacale
La notizia ha avuto un’eco immediata in Italia. La CGIL ha annunciato per venerdì 3 ottobre 2025 uno sciopero generale nazionale che coinvolgerà l’intero mondo del lavoro, dai settori pubblici a quelli privati.
«Siamo di fronte a un atto di estrema gravità contro cittadini e volontari impegnati in una missione umanitaria» afferma la confederazione, che denuncia una violazione del diritto internazionale e dei principi costituzionali. Nel mirino anche l’esecutivo italiano, accusato di non aver garantito protezione ai connazionali in acque internazionali.
Servizi garantiti
Lo sciopero interesserà anche i servizi pubblici. Come previsto dalla normativa, saranno comunque assicurate le prestazioni essenziali: sanità, sicurezza, istruzione e assistenza. In tutti gli altri ambiti l’astensione dal lavoro sarà per l’intera giornata.
Le ragioni dello sciopero
La mobilitazione è stata indetta – spiega la CGIL – per tre motivi principali: difendere la Flotilla e la sua missione umanitaria; riaffermare i valori costituzionali e il rispetto del diritto internazionale; manifestare solidarietà alla popolazione di Gaza, colpita da mesi di guerra e già segnata da oltre 41.500 vittime civili, secondo le stime diffuse.
Un segnale politico e civile
Per il sindacato, la missione navale rappresenta «un gesto di solidarietà tra popoli» e lo sciopero generale intende riaffermare «il diritto alla pace come valore fondativo della democrazia».
Il 3 ottobre, sottolinea la CGIL, «lavoratrici e lavoratori di tutti i settori daranno un segnale netto: la solidarietà non si arresta e la dignità non si cancella».


















