La Procura di Catanzaro ha concluso la fase preliminare della vasta inchiesta giudiziaria che coinvolge 54 persone accusate, a vario titolo, di mafia, estorsioni, traffico di droga e corruzione elettorale. L’udienza davanti al GUP è fissata per il 15 gennaio 2026
La vasta inchiesta giudiziaria che ruota attorno al presunto clan di Gagliano, attivo nell’area di Catanzaro e con diramazioni nazionali e internazionali, entra in una fase decisiva: la Procura della Repubblica ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per 54 indagati, attribuendo loro accuse che spaziano dall’associazione mafiosa all’estorsione, dall’usura al traffico di droga, fino alla corruzione elettorale. L’udienza davanti al GUP è stata fissata per il 15 gennaio 2026.
Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe esercitato negli anni un controllo capillare sul territorio, facendo ricorso — è bene ricordarlo: sempre secondo la ricostruzione della Procura — a intimidazioni, violenze e una fitta rete di affari illeciti. Nelle carte compaiono riferimenti a presunte estorsioni, rapine, attività di traffico di sostanze stupefacenti e perfino collegamenti con episodi di sangue. Un mosaico complesso che la magistratura ritiene riconducibile alla struttura organizzativa del clan.
Tra i 54 indagati figurano soggetti considerati, dagli investigatori, parte dell’ossatura del gruppo. L’elenco comprende, tra gli altri: Stefania Costanzo, Antonio Donato, Donato Gallelli, Lorenzo Iiritano, Eugenio Longo, Michele Maccherone, Domenico Maida, Michele Maruca, Fortunato Mesiano, Francescopaolo Morabito, Pancrazio Opipari, Giorgio Pavan, Enrico Giovanni Pinto, Manuel Pinto, Antonio Procopio, Giuseppe Procopio, Pietro Procopio, Rodolfo Savio Giuseppe Procopio, Emanuele Riccelli, Giuseppe Rijitano, Domenico Rizza, Angelo Rotella, Vincenzo Graziano Santoro, Mario Scerbo, Domenico Scozzafava, Giuseppe Signoretta, Francesco Trapasso, Ercole Zirpoli, Massimiliano Celi, Simone Zurlo, Orlando Abbruzzese, Andrea Fava, Igor Guarino, Nicolina Cavarretta, Giuseppe Rocca, Dorin Boicu, Giovanni Passalacqua.
Nell’elenco figura anche Tommaso Rosa, collaboratore di giustizia.
La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta uno snodo cruciale ma non un punto di arrivo: spetta ora al giudice valutare se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti per aprire il dibattimento. Solo l’esito del processo potrà stabilire eventuali responsabilità individuali.


















