Diffamazione aggravata, il caso De Lio approda in Camera di Consiglio

Comunicato stampa, dichiarazioni ufficiali a mezzo stampa
Comunicato stampa, dichiarazioni ufficiali

La docente De Lio replica: “Falsa l’etichetta di assenteista”

REGGIO CALABRIA, 29 SETT 2025 – Venerdì 26 settembre si è svolta davanti al giudice Cristina Foti del Tribunale di Reggio Calabria l’udienza camerale relativa al procedimento penale per diffamazione aggravata a mezzo stampa che vede come parte offesa la docente Cinzia Paolina De Lio.

Il procedimento riguarda la pubblicazione di articoli che, secondo la docente, avrebbero distorto la sentenza della Corte di Cassazione presentandola all’opinione pubblica come simbolo dell’assenteismo scolastico in Italia. Un’immagine che – a detta della diretta interessata – avrebbe avuto un impatto devastante sulla sua reputazione personale e professionale.

La vicenda affonda le sue radici in un lungo contenzioso con il Ministero dell’Istruzione, culminato con il licenziamento della professoressa per “incapacità didattica”. Un provvedimento contestato dalla docente, la quale sottolinea come l’accusa di “20 anni di assenza su 24 di servizio”, riportata da numerose testate italiane e straniere, non abbia mai costituito motivo formale del suo allontanamento e non trovi riscontro né negli atti né nella stessa sentenza di Cassazione.

Secondo De Lio, la divulgazione di quei dati avrebbe violato i principi cardine del diritto di cronaca – verità, pertinenza e continenza – trasformando un procedimento disciplinare in un caso mediatico di portata mondiale, con conseguenze che l’hanno esposta al pubblico ludibrio e a violenti attacchi sui social.

Nella sua nota, la docente – che è anche giornalista – rivendica il diritto di replica e denuncia il ruolo di una “stampa scandalistica” che, a suo avviso, avrebbe agito in modo parziale e fazioso, piegandosi a interessi esterni e diffondendo un’immagine fuorviante della sua vicenda professionale.

Le indagini preliminari si sono concluse e alcuni giornalisti risultano iscritti nel registro degli indagati. Sarà ora il Tribunale di Reggio Calabria a valutare le responsabilità e a decidere sull’eventuale rinvio a giudizio.

Il caso solleva interrogativi delicati sul rapporto tra libertà di stampa, etica professionale e tutela della dignità individuale. La decisione della magistratura, attesa nei prossimi mesi, sarà determinante per fare chiarezza su una vicenda che ha oltrepassato i confini nazionali e continua a far discutere.

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