Lamezia Terme: 39 arresti per traffico illecito di rifiuti e furto di energia elettrica

Indagate decine di persone legate al campo Rom di Scordovillo, sequestrata la società Beda Ecologia e 15 veicoli destinati al trasporto rifiuti.

Dalle prime luci dell’alba di oggi, i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, con la collaborazione del Nucleo Operativo Ecologico di Catanzaro e il supporto dei militari dei Comandi Provinciali di Catanzaro, Cosenza e Crotone, del Gruppo Carabinieri Forestali di Catanzaro, del 14° Battaglione Calabria e del personale dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno eseguito 39 misure cautelari personali: 5 custodie cautelari in carcere e 34 divieti di dimora nel Comune di Lamezia Terme, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Lamezia Terme.

Le misure colpiscono altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di furto aggravato, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, discarica non autorizzata, inquinamento ambientale e violazione di sigilli.

L’operazione trae origine da una complessa attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica e condotta dalla Compagnia di Lamezia Terme, a seguito dei numerosi interventi effettuati presso il campo Rom di Scordovillo. Gli interventi erano motivati dai precari e abusivi allacci alla rete elettrica Enel e dai frequenti incendi dei cumuli di rifiuti abbandonati lungo la via d’accesso all’insediamento.

Già nell’aprile 2017, durante un primo accesso al campo, erano state deferite 43 persone, di cui 12 arrestate in flagranza, per furto di energia elettrica. Numerosi moduli abitativi risultavano alimentati tramite derivazioni abusive di cavi in rame, collegati direttamente alle cabine Enel vicine al campo. In particolare, presso la cabina Enel di via Talete, i militari hanno rinvenuto un cavo in rame lungo diverse centinaia di metri, interrato sotto la linea ferroviaria e collegato all’accampamento, da cui si diramavano ulteriori allacci abusivi.

Le indagini tecniche hanno inoltre permesso di ricostruire una complessa filiera criminale guidata dalla società “Beda Ecologia Srl”, il cui amministratore unico è Antonio Berlingieri, attiva nel trasporto rifiuti. È stato documentato che una serie di “microconferitori”, prevalentemente residenti nel campo, raccoglievano ingenti quantità di rifiuti pericolosi e non, vendendoli alla società. I rifiuti venivano poi lavorati in violazione delle norme ambientali e trasportati verso altre aziende dell’interland lametino.

Gli scarti della lavorazione, invece, venivano sversati e dati periodicamente alle fiamme lungo la via d’accesso all’accampamento. Nonostante il primo sequestro delle aree e le operazioni di bonifica del Comune di Lamezia Terme, il fenomeno non si è mai arrestato. Gli accertamenti dell’ArpaCal hanno rilevato un grave inquinamento del suolo con possibile interessamento della falda acquifera. La combustione dei rifiuti, tra cui anche rifiuti speciali e pericolosi, ha generato nubi tossiche contenenti diossina, diffuse in un’area urbana sensibile, vicina al locale ospedale.

Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro preventivo 15 autoveicoli utilizzati per il trasporto dei rifiuti, oltre alla società Beda Ecologia.