L’Italia del lavoro sfruttato e delle ingiustizie silenziose

Dalla Fornero alla precarietà: quando il lavoro diventa una condanna, ecco le ragioni dello sciopero generale del 10.11.2017

In Italia, il dramma del lavoro non è più una notizia isolata: è la quotidianità di milioni di persone. Gli operai delle aziende in crisi vivono sulla propria pelle il freddo linguaggio dei numeri: si discute dei loro licenziamenti come se fossero semplici statistiche, dimenticando che dietro ogni cifra ci sono vite, famiglie e sogni spezzati. Allo stesso modo, i braccianti agricoli e i facchini della logistica subiscono sfruttamento, turni massacranti e condizioni di lavoro degradanti, mentre cooperative e caporali approfittano della loro vulnerabilità.

Non va meglio nel settore pubblico: i lavoratori attendono da anni contratti fermi e promesse disattese, mentre il commercio obbliga donne e uomini a lavorare senza tregua, ignorando il loro diritto a una vita familiare dignitosa. La scuola è diventata una macchina aziendale, in cui insegnanti e studenti sono ridotti a numeri, e il servizio sanitario pubblico continua a ridursi per favorire il profitto della sanità privata. E non dimentichiamo migranti e rifugiati, costretti a sopravvivere tra razzismo, xenofobia e precarietà estrema.

Al centro della polemica politica c’è ora l’allungamento dell’età pensionabile: da 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Ma il problema reale non è l’età, bensì le scelte passate, dalla riforma Fornero fino alla connivenza di sindacati considerati “gialli”, che hanno ridotto le aspettative di milioni di lavoratori, obbligandoli a lavorare fino allo sfinimento. Intanto, pensionati e giovani si trovano in situazioni opposte ma ugualmente drammatiche: i primi non arrivano a fine mese, i secondi affrontano un mercato del lavoro fatto di precarietà, stipendi bassi e la certezza di non poter contare su una pensione dignitosa, né pubblica né privata.

Questa è la realtà di un sistema che garantisce profitti ai padroni e miseria a tutti gli altri, e che nessuna riforma estetica potrà mascherare. La cronaca del lavoro in Italia non parla più solo di scioperi o contratti: parla di diritti calpestati, di vite sospese e di una società che fatica a riconoscere la dignità di chi lavora. E finché questa ingiustizia persisterà, chi lavora continuerà a saperlo, a sentirlo sulla propria pelle, ogni singolo giorno.