Magna Graecia, Ministero e Università rinunciano ai risarcimenti

Università Magna Graecia
Università Magna Graecia

Nel procedimento sulle cavie maltrattate nei laboratori dell’Università Magna Graecia, né l’ateneo né il Ministero della Salute si costituiranno parte civile. Ventidue associazioni animaliste chiedono invece di entrare nel processo, mentre l’udienza preliminare è stata aggiornata al 17 dicembre

La vicenda giudiziaria che ruota intorno ai maltrattamenti nei laboratori della Magna Graecia entra nel vivo, ma senza due attori istituzionali cruciali: né l’università né il Ministero della Salute hanno scelto di costituirsi parte civile, rinunciando così ai possibili risarcimenti. Una decisione che pesa simbolicamente su un’indagine che ha scosso l’opinione pubblica e che oggi è approdata alla prima udienza preliminare.

L’appuntamento, svoltosi questa mattina, è stato aggiornato al 17 dicembre, quando il giudice scioglierà le questioni preliminari, deciderà sulle ammissioni delle parti civili e ascolterà la requisitoria del pm Saverio Sapia. In quella stessa occasione si capirà anche se il cardiologo Ciro Indolfi, tra gli imputati, chiederà davvero di essere interrogato come lasciato intendere dal suo difensore.

A fronte dell’assenza delle istituzioni, si sono invece fatte avanti 22 associazioni animaliste, tra cui LAV, Enpa, LNDC Animal Protection e il Nucleo delle guardie ecozoofile. Una di queste intende addirittura chiedere, qualora venisse ammessa, la citazione come responsabili civili proprio dell’Università Magna Graecia, del ministero della Salute e del Miur, spingendo la vicenda su un terreno ancora più delicato.

L’inchiesta – ribattezzata Grecale – racconta un quadro inquietante. Nei due stabulari dell’ateneo sarebbero avvenuti maltrattamenti sistematici ai danni dei topi da laboratorio: condizioni climatiche inadeguate, temperature fuori norma per via degli impianti guasti e, nei casi più crudi, uccisioni tramite decapitazione senza anestesia. Una gestione che, oltre a infliggere sofferenze evitabili, avrebbe reso inaffidabili le stesse sperimentazioni, compromettendo la validità dei dati prodotti.

Nel procedimento figurano 27 imputati, tra docenti, ricercatori e personale tecnico. I nomi coinvolti spaziano da Pierino Anastasio a Domenico Voci, passando per figure di spicco del mondo accademico calabrese come Giovambattista De Sarro, Luca Gallelli, Vincenzo Mollace e lo stesso Indolfi.

Il calendario delle prossime tappe è già fissato: il 26 e il 28 gennaio parleranno i difensori, un gruppo numeroso che include avvocati come Gianluca Serravalle, Massimo Scuteri, Antonello Talerico, Arturo Bova e molti altri.
La storia è ancora lontana dal suo epilogo, ma il nodo centrale resta già evidente: la Magna Graecia e il Ministero restano fuori dal fronte civile, mentre a spingere verso il processo sono soprattutto le associazioni che da anni chiedono tutela e trasparenza nella sperimentazione animale.