Operazione dei Carabinieri contro la ‘ndrangheta reggina: cinque arresti per associazione mafiosa legati alle cosche Condello e Rugolino
REGGIO CALABRIA, 20 GIU 2022 – Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dall’Ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, nei confronti di cinque persone, ritenute responsabili di associazione mafiosa.
I destinatari della misura sono:
- Giordano Filippo, cl. 71 di Reggio Calabria;
- Iannò Sergio, cl. 72 di Reggio Calabria;
- Germanò Giuseppe, cl. 70 di Reggio Calabria;
- Germanò Luigi, cl. 74 di Reggio Calabria;
- Callea Salvatore, cl. 67 di Oppido Mamertina (RC).
Il provvedimento odierno costituisce l’esito di un approfondimento investigativo condotto dai militari del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria che, sotto il coordinamento della DDA reggina, ha consentito di individuare, allo stato degli atti e fatti salvi i successivi sviluppi processuali, gli odierni indagati quali appartenenti alle cosche cittadine “Condello” e “Rugolino”, oltre che al locale di Oppido Mamertina.
L’attività d’indagine trae spunto ed origine da due rilevanti fatti di sangue verificatisi a Reggio Calabria tra il 2010 ed il 2011, quale cruento epilogo di una faida interna all’anima condelliana della ’ndrangheta di Archi, per il predominio criminale sulla frazione di Gallico.
Il primo episodio risale al 20 settembre 2010, quando venne assassinato Domenico Consolato Chirico, ritenuto esponente di primo piano della ’ndrangheta gallicese, nonché genero del defunto boss Paolo Surace, ucciso a sua volta il 10 dicembre 1988 insieme a Domenico Cartisano in un agguato mafioso.
Il secondo omicidio è avvenuto il 12 agosto 2011, quando venne assassinato Giuseppe Canale. Il movente – come emerso in altro procedimento penale della DDA reggina – si colloca in un chiaro contesto di criminalità organizzata e rappresenta una risposta all’assassinio di Chirico, maturata nello scontro interno tra le organizzazioni criminali operanti sul territorio.
In relazione a questo secondo omicidio, una prima fase investigativa ha portato, il 10 novembre 2017, all’arresto dei materiali esecutori Loielo Cristian, Figliuzzi Nicola e Callea Salvatore, e dei mandanti Giordano Filippo, Marcianò Domenico e Iannò Sergio.
Successivamente, il 25 luglio 2018, una seconda ordinanza di custodia cautelare ha condotto all’arresto di Crupi Antonino, Germanò Giuseppe e Zappia Diego, a seguito di ulteriori approfondimenti investigativi. Tale accertamento è divenuto definitivo con sentenza passata in giudicato.
Assodato che gli omicidi di Giuseppe Canale e Domenico Consolato Chirico si inseriscono in un contesto di criminalità organizzata, frutto dello scontro tra due fazioni interne alla stessa articolazione di ’ndrangheta, l’odierna ordinanza ha cristallizzato gli elementi oggettivi dai quali desumere l’appartenenza alla ’ndrangheta di parte dei mandanti ed esecutori. Quattro dei cinque arrestati erano già stati colpiti da precedenti misure cautelari.
Determinanti, in questo quadro, sono risultate le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, perfettamente coerenti con le pregresse risultanze investigative.
Le indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi di reità sulle seguenti appartenenze:
- Callea Salvatore, esponente della locale di ’ndrangheta di Oppido Mamertina;
- Iannò Sergio, ritenuto appartenente alla cosca Rugolino di Catona;
- Giordano Filippo, Germanò Giuseppe e Germanò Luigi, individuati come esponenti della cosca Condello di Archi.
Giordano, Iannò, Callea e Germanò Giuseppe hanno ricevuto la misura cautelare mentre erano già detenuti in carcere, avendo riportato una condanna definitiva ad aprile 2022 per l’omicidio di Giuseppe Canale.
Il solo Germanò Luigi è stato invece oggi associato alla Casa Circondariale, poiché si trovava agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine “Metameria” per trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso.
Trattandosi di provvedimento in fase di indagini preliminari, restano salve le successive valutazioni in sede processuale.


















