L’inchiesta di MillenniuM, diretta da Peter Gomez, ricostruisce i legami tra mafia calabrese e politica in tutta Italia. Dalla Calabria alla Lombardia, la mappa di un sistema che mina la democrazia.
Negli ultimi quindici anni almeno 186, quasi 200, tra parlamentari, sindaci, assessori e consiglieri comunali sono finiti sotto inchiesta per presunti legami con la ‘ndrangheta. A ricostruire questa mappa della contaminazione tra politica e criminalità è MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, che dedica il suo nuovo numero – in uscita venerdì 17 ottobre – a un’inchiesta dal titolo eloquente: “‘Ndrangheta e politica”.
La maggior parte dei casi riguarda la Calabria, con 124 politici indagati, ma il fenomeno si estende ben oltre i confini regionali: 62 episodi sono stati registrati nel resto d’Italia, dal Nord-Est alla Lombardia, fino alla Liguria e alla Valle d’Aosta. Tra i nomi più noti spiccano l’ex senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, e l’ex consigliere provinciale socialista Rocco Agrippa, riconosciuto come “santista”, uno dei ranghi più alti della mafia calabrese.
L’inchiesta non si limita ai numeri. MillenniuM ricostruisce gli esiti giudiziari – tra condanne, assoluzioni e prescrizioni – e analizza l’evoluzione dei rapporti di potere: oggi, spiegano i magistrati, sono spesso i politici a cercare i boss per ottenere sostegno elettorale.
Ma il vero vuoto è fuori dai tribunali. In 23 anni di attività, la Commissione antimafia della Regione Calabria non ha prodotto nemmeno una relazione. Un’inerzia che fotografa l’assenza di un vero movimento civile contro la mafia, mentre cresce la sfiducia verso strumenti come lo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose, spesso non accompagnato da reali percorsi di rinascita.
Come racconta la sociologa Anna Sergi, anni di commissariamenti e mancanza di scelte politiche hanno alimentato un clima di rassegnazione e sfiducia nelle istituzioni. “Non esiste una vera alternativa politica – scrive – e a crescere è il numero di arrabbiati con lo Stato”. Un segnale, forse, che la lotta alla ‘ndrangheta non può più essere lasciata solo ai tribunali.


















