Operazione “Spes contra Spem”: arresti tra Reggio Calabria, Brescia e Monza-Brianza contro la cosca Zagari Fazzari
Maxi-operazione dei Carabinieri nella lotta alla ‘ndrangheta. Nella giornata di oggi, tra le province di Reggio Calabria, Brescia e Monza-Brianza, i militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei reparti territoriali, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” e dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria.
Il provvedimento, richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina, guidata dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, ha portato a 11 misure cautelari (10 in carcere e una ai domiciliari) nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi da guerra, truffa, sostituzione di persona e altri reati aggravati dal metodo mafioso.
L’indagine “Spes contra Spem”
L’inchiesta, avviata nel giugno 2020 dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova, prende il nome di “Spes contra Spem”. È nata grazie alla capillare presenza sul territorio delle Stazioni dei Carabinieri, che hanno raccolto le prime segnalazioni di imprenditori vittime di estorsione. Le indagini, coordinate dalla DDA, sono state rafforzate da pedinamenti, attività tecniche e soprattutto dalle coraggiose testimonianze di imprenditori vessati.
Dalle ricostruzioni investigative è emerso il ruolo centrale delle cosche Zagari-Fazzalari-Viola-Sposato-Tallarida e Avignone, storicamente radicate a Taurianova e capaci di condizionare la vita economica e sociale del territorio.
Il ritorno di Pasquale Zagari
Figura chiave dell’inchiesta è Pasquale Zagari, già condannato a 30 anni per fatti di mafia e tra i protagonisti della sanguinosa faida di Taurianova degli anni ’90. Dopo un apparente percorso di “redenzione”, con partecipazioni a convegni e dibattiti, Zagari sarebbe tornato a esercitare un ruolo di comando sul territorio, imponendo estorsioni e pizzi, intromettendosi nelle compravendite di terreni e ponendosi come “arbitro” nelle controversie private.
Secondo la Procura, avrebbe potuto contare su fedeli collaboratori come Francesco Avati, Antonio Alessi e Rocco Leva. Nel 2020 è stato già arrestato in flagranza per estorsione, episodio che si inseriva in un più ampio piano criminale.
Il ruolo di Domenico Avignone
Accanto a Zagari emerge anche la figura di Domenico Avignone, latitante e già condannato per reati associativi. Figlio dello storico boss Giuseppe Avignone, condannato all’ergastolo, Domenico avrebbe continuato a esercitare il suo carisma mafioso attraverso forme di “estorsione ambientale”: offriva protezione non richiesta agli imprenditori, si intrometteva negli affari immobiliari e manteneva rapporti con altre potenti cosche della Piana di Gioia Tauro, in particolare i Pisano di Rosarno, anche per traffici di droga.
Nell’inchiesta compaiono anche soggetti che, pur non organici alle cosche, si sarebbero rivolti a Zagari per risolvere controversie personali o imprenditoriali. Così facendo, di fatto, hanno rafforzato la criminalità organizzata, trasformandosi in mediatori e concorrenti nei reati estorsivi.
Significativo anche il caso degli imprenditori Claudio e Giuseppe La Face e di Annalisa Caridi, accusati di aver estorto ingenti somme a un collega, approfittando delle sue fragilità personali e simulando collegamenti con clan di Cittanova.
Armi da guerra sequestrate
L’indagine ha portato anche al sequestro di un vero arsenale: due fucili mitragliatori Zastava, un fucile Beretta con matricola abrasa, una bomba a mano di fabbricazione slava, numerose munizioni e giubbotti antiproiettile. Elementi che confermano l’attuale pericolosità delle cosche coinvolte.

















