‘Ndrangheta, operazione “Giù la testa”: nuovi sviluppi sull’omicidio Ielo (VIDEO)

‘Ndrangheta, operazione “Giù la testa”: individuati mandante ed esecutore dell’omicidio di Bruno Ielo, Fatta luce anche sulla rapina e sul tentato omicidio dell’8 novembre 2016

REGGIO CALABRIA, 14 GEN 2020 – Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’omicidio di Bruno Ielo, il tabaccaio di Gallico ucciso il 25 maggio 2017. L’operazione “Giù la testa”, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Le indagini hanno permesso di fare luce sul mandante e sull’esecutore materiale del delitto, nonché di ricostruire i collegamenti con una precedente rapina e un tentato omicidio ai danni della stessa vittima, avvenuti l’8 novembre 2016.


Un omicidio che affonda le radici nella logica mafiosa del controllo territoriale

Bruno Ielo, 66 anni, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre rientrava a casa in scooter, lungo la strada nazionale per Catona. L’arma, una Beretta mod. 70 calibro 7.65, fu abbandonata accanto al corpo, in un gesto dal forte valore simbolico: un’esecuzione plateale, ordinata – secondo gli inquirenti – da un esponente di spicco della cosca Tegano.

L’imprenditore non aveva accettato di chiudere la propria tabaccheria di Gallico, aperta solo da un anno, che rappresentava un fastidioso concorrente per il mandante del delitto. Il rifiuto di piegarsi al diktat mafioso gli costò la vita. L’omicidio, spiegano gli investigatori, fu concepito per riaffermare il potere intimidatorio della cosca e ribadire il suo dominio sul territorio.


Dalla rapina del 2016 all’omicidio: un filo investigativo che unisce due delitti

La Polizia di Stato ha ricostruito un quadro univoco che collega il delitto del 2017 a una violenta rapina compiuta sei mesi prima all’interno della stessa tabaccheria. In quell’occasione, due uomini fecero irruzione nel locale e spararono in volto a Ielo, che aveva tentato di reagire.

Secondo quanto accertato, la rapina era stata orchestrata con finalità intimidatorie da Francesco Polimeni, commerciante e gestore di un’altra tabaccheria nelle vicinanze, con l’obiettivo di costringere Ielo a chiudere l’attività. L’azione fu materialmente eseguita da Francesco Mario Dattilo e Giuseppe Antonio Ciaramita.

Gli investigatori, dopo aver monitorato abitudini, movimenti e tratti comportamentali degli indagati, sono riusciti a individuare elementi comuni tra i due episodi. Decisivo l’apporto della polizia scientifica, che ha rilevato come l’arma rinvenuta sulla scena dell’omicidio fosse dello stesso modello di quella utilizzata nella rapina del 2016. Un dettaglio che rafforza l’ipotesi che Dattilo abbia utilizzato la medesima pistola in entrambi i crimini.


La risposta dello Stato

Con l’operazione “Giù la testa”, la DDA di Reggio Calabria ritiene di aver fatto piena luce su uno dei delitti più gravi e simbolici della recente storia criminale reggina.
L’assassinio di Bruno Ielo non fu soltanto un omicidio per concorrenza economica, ma un messaggio mafioso destinato alla collettività: chi si oppone al potere della ‘ndrangheta, paga con la vita. Oggi, grazie a un lavoro investigativo complesso e coordinato, la giustizia fa un passo avanti nel restituire verità e dignità a un uomo che aveva scelto di non abbassare la testa.