Neonato soffocato e lasciato tra gli scogli: ergastolo alla nonna. La madre del piccolo aveva 13 anni
È una vicenda di profonda tragedia familiare quella ricostruita dalla Corte d’Assise di Reggio Calabria, che ha condannato all’ergastolo Anna Maria Panzera, ritenuta responsabile della morte del nipotino appena nato. Il caso risale al maggio 2024 e ha scosso l’intera comunità di Villa San Giovanni.
Il corpo del neonato era stato scoperto da un pescatore sulla scogliera antistante il lungomare, nascosto dentro uno zaino abbandonato tra le rocce. Le indagini sono partite da quel ritrovamento e, nel giro di poche ore, hanno portato gli inquirenti a identificare la giovane madre: una ragazza di appena tredici anni, affetta da deficit cognitivo e ricoverata d’urgenza in ospedale per il rischio di setticemia, dopo un parto avvenuto in totale solitudine.
Secondo la ricostruzione della polizia e dei carabinieri, confermata poi nel corso del processo, è stata la madre della giovane a intervenire subito dopo la nascita del piccolo. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, unite agli accertamenti medico-legali, hanno permesso agli investigatori di stabilire che il neonato era venuto alla luce vivo, prima di essere soffocato e riposto in uno zainetto, poi abbandonato sulla scogliera.
Gli elementi raccolti non hanno lasciato dubbi ai giudici: Anna Maria Panzera è stata riconosciuta colpevole di infanticidio e condannata all’ergastolo. Una sentenza severa che chiude uno dei casi più drammatici degli ultimi anni nella provincia reggina.
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