Omicidio Mangone, a Zagarise ripartono le indagini dopo 13 anni

Carabinieri Zagarise, Catanzaro
Carabinieri Zagarise, Catanzaro

Nuovi accertamenti e sopralluoghi nel podere dove fu trovato morto l’ex sindaco Giuseppe Mangone: al vaglio anche reperti legati a una tagliola e al pelo di un cane rinvenuto vicino al corpo

Dopo 13 anni, tornano sotto esame le circostanze dell’omicidio di Giuseppe Mangone, ex sindaco di Zagarise, trovato morto il 1° dicembre 2013 nel terreno di sua proprietà, nel piccolo centro della Presila catanzarese. La Procura della Repubblica di Catanzaro ha disposto nuovi accertamenti investigativi, affidati ai Carabinieri, con ulteriori sopralluoghi nel luogo del delitto e attività finalizzate a ricostruire la dinamica dell’aggressione e individuare l’autore dell’omicidio.

Tra gli accertamenti irripetibili previsti figura anche un esame relativo a una tagliola e al pelo appartenente a un cane maremmano rinvenuto nelle vicinanze del corpo di Mangone. Le analisi saranno effettuate presso l’Istituto Zooprofilattico di Portici.

Mangone, che aveva 82 anni, venne trovato senza vita in una pozza di sangue all’interno del proprio podere, a poca distanza dalla sua abitazione. Presentava una profonda ferita al collo provocata da un’arma da taglio. Gli accertamenti medico-legali avevano portato a ipotizzare un unico e violento fendente, probabilmente inferto con un’arma pesante come un’ascia, una mannaia o una scure. L’arma non è mai stata ritrovata.

Le prime indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Sellia Marina e del Comando provinciale, si concentrarono anche sui rapporti di vicinato, sulle questioni legate ai terreni e su eventuali rapporti economici. Furono ascoltate numerose persone e analizzati i tabulati telefonici, senza però arrivare a un quadro indiziario ritenuto sufficientemente solido per individuare il responsabile.

Nel corso degli anni la Procura di Catanzaro presentò più richieste di archiviazione. La famiglia dell’ex sindaco si oppose alle chiusure del procedimento, ottenendo anche ulteriori approfondimenti investigativi. L’ultima archiviazione risale al 2024, quando il giudice per le indagini preliminari dispose la chiusura del caso.

A incidere sulla nuova fase della vicenda è anche il percorso avviato dalla famiglia davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La vedova e la figlia Isabella Mangone, assistite dall’avvocato Gianluca Piemonte, avevano presentato ricorso contestando l’adeguatezza delle indagini italiane. La Corte ha quindi iscritto a ruolo il ricorso e disposto il suo esame nel merito, superando il filtro preliminare di ammissibilità.

Nel ricorso vengono indicate alcune delle criticità ritenute rilevanti dalla famiglia: tra queste, lo smarrimento degli indumenti della vittima, sequestrati ma mai analizzati, alcune dichiarazioni ritenute contraddittorie e non adeguatamente verificate e la mancata esecuzione di approfonditi esami comparativi sulle asce e sulle mannaie individuate nella zona.

La nuova attività investigativa prevede dunque un ritorno sulla scena del crimine, con sopralluoghi e accertamenti sui reperti, compresi quelli che saranno esaminati presso l’Istituto Zooprofilattico di Portici. La vicenda dell’ex sindaco di Zagarise torna così al centro delle attività degli inquirenti, a tredici anni da quella mattina del 1° dicembre 2013.