Omicidio Vangeli a Mileto: fermato il nipote del boss Prostamo (2 VIDEO)

Omicidio Vangeli: dopo sette anni una svolta nell’inchiesta. Fermato uno degli esecutori materiali

VIBO VALENTIA – Dopo anni di indagini e silenzi, una svolta arriva nel mistero che circonda la tragica fine di Francesco Domenico Vangeli, il giovane di Filandari scomparso nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2018 e vittima di una classica lupara bianca. Il suo corpo, mai ritrovato, sarebbe stato chiuso in un sacco di plastica e gettato nel fiume Mesima, per poi essere trascinato in mare dalle correnti.

All’alba di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno eseguito un fermo nei confronti di Antonio Prostamo, 36 anni, di San Giovanni di Mileto. L’uomo è ritenuto uno degli esecutori materiali dell’efferato delitto e, secondo gli inquirenti, un elemento di spicco della locale di ‘ndrangheta dei “Pititto-Tavella-Prostamo”.

Prostamo è accusato di omicidio aggravato dal metodo mafioso e di distruzione di cadavere. Il fermo arriva al termine di complesse indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri.

Coinvolto nell’inchiesta anche il fratello di Antonio, Giuseppe Prostamo, 41 anni, già detenuto nel carcere di Vibo Valentia dopo essere stato arrestato nel maggio scorso per possesso di un’arma clandestina. Anche per lui le accuse si aggravano: omicidio mafioso, minacce, porto abusivo d’arma da fuoco e distruzione di cadavere.

L’operazione “Amore Letale”

L’inchiesta, ribattezzata “Amore Letale”, prende il nome da uno dei moventi che avrebbero portato all’uccisione di Vangeli. Secondo gli inquirenti, alla base del delitto ci sarebbe una gelosia amorosa legata a una giovane donna di Scaliti di Filandari, contesa tra la vittima e Antonio Prostamo. Quest’ultimo, nei giorni precedenti alla scomparsa, avrebbe rivolto pesanti minacce di morte a Vangeli, arrivando a scrivergli messaggi in cui lo avvertiva di volerlo “sciogliere nell’acido”.

Ma la gelosia non sarebbe stato l’unico motivo. Gli investigatori ipotizzano anche contrasti legati al traffico di droga e debiti mai saldati, oltre al presunto furto di un’arma da fuoco da parte della vittima, poi rinvenuta in possesso del padre dei Prostamo a Pisa.

La trappola mortale

La sera della scomparsa, Vangeli sarebbe stato attirato con un pretesto a San Giovanni di Mileto. Gli sarebbe stato chiesto di recarsi dai Prostamo per realizzare un piccolo tavolino in ferro battuto, approfittando della sua abilità artigianale. Una richiesta all’apparenza innocua che, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, nascondeva invece un agguato premeditato.

L’arma del delitto, un fucile poi recuperato, era stata occultata in un pozzo artesiano nelle vicinanze del fiume Mesima, a testimonianza della ferocia e della pianificazione dell’omicidio.

Un delitto di ‘ndrangheta

L’omicidio di Francesco Vangeli si inserisce nel contesto criminale dominato dalla ‘ndrangheta del Vibonese, dove le dinamiche di potere e di controllo del territorio spesso si intrecciano con questioni personali. La brutalità con cui il giovane fu eliminato e la distruzione del corpo rappresentano, per gli investigatori, il marchio inconfondibile del metodo mafioso.

Dopo sette anni di silenzio e dolore per la famiglia Vangeli, il fermo dei fratelli Prostamo riapre la speranza di fare piena luce su un delitto che aveva scosso l’intera comunità di Filandari e che per troppo tempo era rimasto senza giustizia.

“Un’operazione complessa che segna un passo decisivo nella ricerca della verità”, ha commentato il procuratore Gratteri, sottolineando il lavoro svolto dai Carabinieri e dalla DDA.

Le indagini continuano, nella speranza che – oltre ai responsabili – possa finalmente emergere la verità sul destino del corpo di Francesco Domenico Vangeli.