Operazione “Comune Accordo”: debellato il cartello degli appalti in Calabria (VIDEO)

Corigliano Calabro, svelato un sistema di appalti pilotati: 40 misure cautelari e 11 società sotto sequestro

Un vero e proprio sistema parallelo di gestione degli appalti pubblici sarebbe emerso dall’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza e coordinata dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. All’alba di oggi i militari hanno eseguito un’ampia ordinanza di custodia cautelare nei confronti di imprenditori, professionisti e funzionari comunali del Comune di Corigliano Calabro, accusati – a vario titolo – di associazione a delinquere, turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico, abuso d’ufficio e corruzione.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’inchiesta – durata un anno e mezzo – avrebbe portato alla luce l’esistenza di un cartello di imprese capace di condizionare l’intero ciclo degli appalti. Le società coinvolte avrebbero presentato offerte pilotate, calibrando i ribassi all’interno di margini concordati in anticipo così da assicurarsi, a turno, l’aggiudicazione delle gare. Un meccanismo rodato che avrebbe permesso al gruppo di ottenere commesse pubbliche a discapito della concorrenza e della trasparenza.

Ma il controllo non si sarebbe fermato alla fase di gara. Una volta ottenuti gli appalti, i lavori sarebbero stati spesso subappaltati illegalmente alle imprese interne al cartello, mentre l’azienda ufficialmente vincitrice – anche senza eseguire i lavori – avrebbe ricevuto una sorta di “premio di partecipazione”, pari al 5% del valore dell’appalto, mascherato dietro false fatturazioni o servizi fittizi. La documentazione necessaria alle gare, inoltre, sarebbe stata predisposta in un centro decisionale unico, creato appositamente per coordinare l’intero sistema.

Al cuore del meccanismo, secondo l’accusa, si trovavano alcuni funzionari compiacenti del Comune di Corigliano Calabro. Le indagini sostengono che essi avrebbero omesso controlli, validato perizie non veritiere, ignorato irregolarità e persino approvato varianti illegittime ai progetti. In tal modo avrebbero consentito l’aumento dei costi delle opere e l’utilizzo di materiali più economici rispetto a quelli previsti. In uno dei casi emersi, il prezzo degli arredi urbani sarebbe stato addirittura aumentato fino a cinque volte il loro valore reale.

Il quadro delineato dagli investigatori descrive quindi una struttura capace di alterare non solo l’affidamento dei lavori, ma anche la loro esecuzione e rendicontazione, trasformando il settore degli appalti pubblici in una zona d’ombra dominata da logiche private e interessi personali.

Al termine delle indagini, coordinate dal procuratore Eugenio Facciolla, il Gip ha disposto 40 misure cautelari: cinque imprenditori, considerati il nucleo organizzativo dell’associazione, sono finiti in carcere; diciotto tra imprenditori e funzionari sono agli arresti domiciliari – tra loro anche un ex assessore ai lavori pubblici – mentre per altri dieci è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sette funzionari pubblici, infine, sono stati sospesi dal servizio.

Contestualmente è scattato il sequestro preventivo di 11 società, ritenute riconducibili ai promotori del sistema, per un valore complessivo di circa nove milioni di euro. Complessivamente sono 55 le persone indagate.