Pagliuso rapito e minacciato: la DDA svela il terrore dei clan Scalise

Nicola Gratteri
Nicola Gratteri

Sequestrarono l’avvocato Pagliuso: scatta l’operazione Reventinum

Dalle prime luci dell’alba è scattata un’imponente operazione antimafia nella provincia di Catanzaro e in alcune città del Nord Italia. I Carabinieri del Comando Provinciale, insieme a reparti speciali, hanno dato esecuzione al blitz “Reventinum”, che ha portato al fermo di 12 indagati ritenuti appartenenti a due fazioni rivali della ’ndrangheta attive nell’area montana del Lametino: le cosche Scalise e Mezzatesta. Contestualmente, sono state effettuate numerose perquisizioni.

Il provvedimento è stato disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Gli indagati devono rispondere di associazione mafiosa e di una serie di reati maturati in un contesto di feroce contrapposizione per il controllo dell’area montana della provincia di Catanzaro, teatro – secondo gli inquirenti – di una vera e propria faida criminale.

Il sequestro dell’avvocato Pagliuso

Tra gli episodi più inquietanti contestati figura il sequestro dell’avvocato lametino Francesco Pagliuso, che nella seconda metà del 2012 difendeva Daniele Scalise, figlio del presunto boss Pino Scalise, in un procedimento penale a Cosenza.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Pagliuso sarebbe stato accusato dalla cosca di scarso impegno professionale e di presunti errori nella strategia difensiva. Per questo, sarebbe stato rapito, incappucciato e trascinato con la forza in un bosco del Reventino, dove sarebbe stato legato e costretto a restare davanti a una buca scavata nel terreno, in un evidente rituale intimidatorio destinato a piegarne la volontà.

L’obiettivo, spiegano gli inquirenti, era costringerlo a modificare la propria condotta professionale nel processo a carico di Daniele Scalise. Il sequestro e la violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, sono oggi formalmente contestati agli indagati.

Gli investigatori riferiscono inoltre che, in seguito a quell’episodio, Pino Scalise avrebbe reiterato minacce nei confronti dell’avvocato, raggiungendolo direttamente nel suo studio di Lamezia Terme.

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