Operazione “Selfie”: scoperta rete di spaccio di marijuana, 28 arresti
Questa mattina, nelle province di Reggio Calabria, Roma, Latina e persino a Eisenach (Germania), è stata portata a termine un’importante operazione antimafia coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, guidata dal Procuratore Giovanni Bombardieri. L’intervento, condotto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e del BundesKriminalAmt (BKA) tedesco, ha visto l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 28 persone, accusate di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio di droga, ricettazione e porto illegale di armi.
Tra gli arrestati, 13 sono finiti in carcere, 14 agli arresti domiciliari e uno è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
La filiera della marijuana
L’operazione rappresenta l’epilogo di un’indagine avviata nel 2016, denominata “Selfie” per via delle foto-trappole utilizzate dagli indagati stessi per controllare le piantagioni. L’inchiesta ha svelato un sodalizio criminale composto in larga parte da persone legate da vincoli familiari, molte originarie di San Luca, dedito alla coltivazione e alla distribuzione di marijuana nelle piazze di spaccio di Roma e Latina.
Nel corso degli anni, i Carabinieri hanno individuato numerose piantagioni tra le province di Reggio Calabria e Locride, sequestrando complessivamente circa 11.000 piante di cannabis, con un valore di mercato stimato in diversi milioni di euro. Le indagini hanno inoltre portato al sequestro di sei fucili da caccia, tre dei quali rubati, e all’arresto in flagranza di dieci indagati con oltre 30 kg di marijuana.
Le indagini hanno documentato l’intera filiera: dalla preparazione delle piazzole alla coltivazione, raccolta ed essiccazione della cannabis, fino al trasferimento dei carichi tramite auto con doppi fondi verso il Lazio, dove erano commercializzati all’ingrosso.
Il ruolo chiave dei vertici dell’organizzazione
Al centro dell’organizzazione c’era Michele Carabetta, classe 1978, già condannato per associazione mafiosa e ritenuto elemento di spicco della cosca “Pelle-Vottari” di San Luca. Pur sottoposto a sorveglianza speciale a Roma, Carabetta ha coordinato l’attività criminale, fungendo da collegamento tra le coltivazioni calabresi e le reti di distribuzione laziale, supportato dai cugini Michele Carabetta (classe 1992) e Marco Pizzata.
La struttura dell’organizzazione prevedeva due articolazioni principali: una a Roma, diretta da Daniele D’Ambrosi e Alessandro Romagnoli, e una a Latina, affidata a Alfredo Celani, Arianna Ramiccia e Massimiliano Tartaglia.
Un’inchiesta lunga e complessa
L’attività investigativa, condotta con il supporto operativo dei Carabinieri del Ra.C.I.S. di Roma, ha permesso di estrapolare immagini e prove dalle foto-trappole, anche quando i dati originali erano stati cancellati, consentendo di ricostruire minuziosamente il modus operandi del gruppo criminale.
L’operazione dimostra la capacità delle forze dell’ordine italiane e internazionali di cooperare efficacemente contro le organizzazioni criminali dedite al narcotraffico, garantendo così un colpo significativo alla filiera della marijuana calabrese e al suo traffico verso il centro Italia.

















