Processo “Eureka”: vent’anni ai vertici dei clan di San Luca e Africo

Tribunale, sentenza
Tribunale, sentenza

Droga, armi e riciclaggio: chiude il processo abbreviato “Eureka” contro le famiglie della Locride

REGGIO CALABRIA, 3 OTT 2025 – Nel bunker di via Zanotti Bianco è arrivata la sentenza che segna una tappa decisiva nella lotta contro la criminalità organizzata calabrese. Nel tardo pomeriggio di ieri il Tribunale ha inflitto vent’anni di reclusione a Bartolo Bruzzaniti e ai capi delle famiglie Giorgi, Romeo e Strangio, storici referenti delle cosche di San Luca e Africo.

La pronuncia chiude il capitolo del giudizio abbreviato scaturito dall’operazione “Eureka”, l’inchiesta avviata nel maggio 2023 che ha messo in ginocchio un’organizzazione criminale transnazionale, attiva nel narcotraffico e nel riciclaggio su scala globale. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria con il supporto delle procure di Milano e Genova e delle autorità di Germania, Belgio e Portogallo, hanno rivelato la capacità delle cosche di intessere rapporti con reti criminali in Sud America, Africa e Asia.

Un ruolo centrale è emerso anche nella ricostruzione della latitanza di Rocco Morabito, detto “Tamunga”, tra i boss più ricercati al mondo, fuggito dal carcere di Montevideo nel 2019 e arrestato nuovamente due anni dopo. Accanto a lui, nelle carte, figura il broker internazionale Vincenzo Pasquino, che dopo l’arresto ha scelto di collaborare con la giustizia fornendo dettagli preziosi.

Per comunicare, i clan utilizzavano sistemi criptati come “SkyEcc”, strumenti ritenuti essenziali per garantire riservatezza e velocità nelle trattative.

Secondo gli investigatori, la cocaina arrivava soprattutto dalla Colombia, dal Brasile, dall’Ecuador e da Panama, nascosta nei container diretti al porto di Gioia Tauro e poi smistata in Italia ed Europa. I proventi miliardari venivano ripuliti anche grazie a reti di intermediari cinesi, con investimenti in attività commerciali all’estero.

L’organizzazione, guidata da Morabito, avrebbe persino stretto accordi con gruppi paramilitari sudamericani per gestire i carichi di droga e con soggetti in Pakistan per l’acquisto di armi da guerra.