Operazione “Altanum”: duro colpo alle cosche della Piana di Gioia Tauro, arresti anche a Bologna e Aosta
REGGIO CALABRIA – Si chiama “Altanum” l’operazione scattata all’alba di oggi che ha portato all’arresto di 13 persone ritenute appartenenti a due potenti articolazioni della ‘ndrangheta: la cosca Facchineri di Cittanova e la locale di San Giorgio Morgeto, entrambe legate al mandamento tirrenico reggino. I provvedimenti di custodia cautelare in carcere, emessi dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, sono stati eseguiti dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei reparti di Bologna e Aosta.
Le accuse
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, possesso di armi e danneggiamenti. Tra i principali destinatari dell’ordinanza figurano Giuseppe Facchineri, detto “il professore”, considerato il capo della cosca di Cittanova, il fratello Vincenzo, Roberto Raffa, ritenuto il referente del gruppo in Valle d’Aosta, e diversi affiliati e fiancheggiatori.
L’indagine “Altanum”
L’inchiesta prende il nome dall’antica città greca Altanum, nei pressi di San Giorgio Morgeto, ed è stata condotta dai Carabinieri di Taurianova sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del sostituto Gianluca Gelso. L’indagine rappresenta la prosecuzione di un lungo lavoro investigativo iniziato dopo l’operazione “Crimine” del 2010, che aveva già messo in luce l’esistenza di una “locale” di ‘ndrangheta a San Giorgio Morgeto guidata da Mario Gaetano Agostino, oggi 75enne.
Sebbene Agostino fosse stato assolto nel precedente procedimento, il materiale raccolto allora ha consentito agli inquirenti di delineare la struttura attuale della locale e di individuare i suoi membri attivi, rivelando una rete criminale ancora profondamente radicata nel territorio.
Un potere diffuso e silenzioso
Secondo gli investigatori, le cosche esercitavano un controllo capillare sul territorio, influenzando appalti pubblici, tagli boschivi, compravendite di terreni e assunzioni nelle aziende locali. L’inchiesta ha inoltre documentato la presenza strutturata della ‘ndrangheta calabrese in Valle d’Aosta, dove alcuni affiliati avrebbero trovato un terreno fertile per gli affari illeciti e per la gestione di attività economiche di copertura.
Entrambe le organizzazioni disponevano, inoltre, di armi e munizioni, utilizzate per imporre con la violenza la propria volontà attraverso minacce, estorsioni e danneggiamenti.
Le tensioni interne e l’omicidio di Raso Salvatore
Le indagini hanno anche ricostruito le tensioni interne tra la cosca Facchineri e la locale di San Giorgio, culminate nell’omicidio di Salvatore Raso, avvenuto il 16 settembre 2011 a San Giorgio Morgeto. Raso, appartenente alla locale, fu assassinato con dieci colpi di fucile a pallettoni, uno dei quali alla nuca.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, il delitto maturò a seguito di un contrasto per il controllo delle estorsioni ai danni di due imprenditori originari di San Giorgio ma operanti in Valle d’Aosta. Questi ultimi, bersaglio delle richieste estorsive dei Facchineri, si erano rivolti ai fratelli Raso per ottenere protezione, provocando la reazione violenta del gruppo rivale.
Per quel tentativo di estorsione sono già stati condannati in via definitiva Giuseppe Facchineri “il professore”, Giuseppe Chemi e Roberto Raffa – tutti ora di nuovo destinatari di misure cautelari per associazione mafiosa.
I legami con la Valle d’Aosta
L’indagine “Altanum” ha inoltre confermato la continuità dei rapporti tra la criminalità calabrese e la locale di ‘ndrangheta aostana, già al centro dell’operazione “Geenna” condotta nel 2024 dal ROS e dai Carabinieri del Gruppo di Aosta. Anche in questo caso, molti degli indagati risultano originari di San Giorgio Morgeto, a conferma del radicamento e della proiezione nazionale della ‘ndrangheta.
Una rete criminale ramificata
L’operazione di oggi segna un nuovo colpo contro la ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro e le sue diramazioni nel Nord Italia. Gli inquirenti ritengono che le due cosche – pur operando in regioni diverse – mantenessero un legame organico e gerarchico, con un unico obiettivo: estendere il controllo economico e sociale sulle comunità di origine e su quelle di emigrazione calabrese.
“L’indagine conferma la straordinaria capacità di adattamento della ‘ndrangheta e la sua pervasiva presenza anche fuori dai confini regionali”, hano commentato gli investigatori in conferenza stampa.
Con l’operazione Altanum, la Procura di Reggio Calabria e l’Arma dei Carabinieri infliggono un duro colpo a una rete criminale che, nonostante anni di inchieste e arresti, continua a rigenerarsi mantenendo solidi legami tra Calabria e Nord Italia.

















