Nel mirino della Dda le cosche storiche del mandamento Centro e due organizzazioni del narcotraffico
REGGIO CALABRIA, 14 LUG 2026 – Oltre 500 uomini tra Polizia di Stato e Carabinieri sono stati impegnati dalle prime ore della mattina in una vasta operazione antimafia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha portato all’esecuzione di 79 misure cautelari, di cui 73 in carcere e 6 agli arresti domiciliari, emesse dal Gip del Tribunale reggino.
Le accuse contestate agli indagati – per i quali vale il principio di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva – comprendono, a vario titolo, associazione mafiosa, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti aggravati dall’agevolazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, rapina, detenzione e porto illegale di armi anche da guerra e trasferimento fraudolento di valori.
Secondo gli investigatori, le indagini avrebbero consentito di ricostruire gli assetti e le dinamiche delle principali articolazioni della ‘ndrangheta reggina, con particolare riferimento alle cosche De Stefano, Tegano, Condello e Libri, ritenute federate all’interno di una struttura unitaria riconducibile al cosiddetto “mandamento Centro”, storicamente subordinato al gruppo dirigente di Archi.
L’inchiesta avrebbe inoltre delineato il ruolo di altre articolazioni mafiose operanti nelle aree collinari della città, tra cui quelle di Orti, Arghillà, Arìtina, Oliveto e Croce Valanidi, evidenziando presunti incontri riservati durante i quali sarebbero stati definiti equilibri interni, responsabilità operative e spartizione dei proventi illeciti.
Tra le attività criminali contestate emergono il controllo del territorio attraverso intimidazioni ed estorsioni, il narcotraffico, il sostegno economico ai detenuti appartenenti alle cosche e il riciclaggio di capitali illeciti tramite prestanome. Un capitolo rilevante dell’indagine riguarda anche il settore degli appalti per la manutenzione e la pulizia dei treni e degli impianti industriali del polo ferroviario reggino, considerato di particolare interesse strategico per le organizzazioni criminali.
Gli investigatori avrebbero inoltre individuato nel quartiere di Arghillà l’attuale gruppo egemone, descritto come il possibile “braccio armato” delle cosche storiche, chiamato a intervenire anche per dirimere contrasti interni alla criminalità organizzata cittadina.
L’operazione ha fatto emergere anche l’esistenza di due distinte organizzazioni dedite al traffico di droga, attive nella distribuzione di cocaina, eroina e marijuana. La prima avrebbe avuto la propria base logistica nel quartiere di Santa Caterina, con ramificazioni sull’intero territorio regionale e sarebbe stata guidata, secondo gli inquirenti, da un presunto esponente di vertice della cosca Tegano. La seconda, invece, avrebbe operato prevalentemente ad Arghillà, sotto la direzione di un soggetto già condannato per associazione mafiosa, che avrebbe continuato a impartire direttive anche durante la detenzione.
Nel corso delle perquisizioni sono stati inoltre sequestrati ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e numerose armi clandestine perfettamente funzionanti, tra cui fucili a canne mozze e fucili a pompa. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo di sei società ritenute riconducibili agli indagati.
All’operazione hanno partecipato reparti specializzati della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri provenienti da diverse province della Calabria e del Mezzogiorno, con il supporto delle unità cinofile e degli elicotteri dell’Arma.
L’operazione rappresenta una delle più imponenti azioni di contrasto alla criminalità organizzata condotte negli ultimi anni nel territorio reggino e conferma l’attenzione delle autorità investigative verso gli assetti della ‘ndrangheta cittadina e i suoi interessi economici e criminali.

















