Un’operazione della Polizia Penitenziaria nel carcere di Rossano, a Corigliano-Rossano, ha permesso di intercettare un telefono cellulare e oltre 700 grammi di sostanza stupefacente nascosti all’interno di un pacco. Il SAPPE plaude all’intervento e rilancia la richiesta di schermare gli istituti penitenziari contro l’uso illecito dei dispositivi mobili
Un nuovo sequestro all’interno del carcere di Rossano, nel comune di Corigliano-Rossano (CS), conferma l’attenzione della Polizia Penitenziaria nel contrasto all’ingresso di materiali vietati negli istituti di pena. Grazie a un’attività investigativa, gli agenti hanno scoperto un telefono cellulare e oltre 700 grammi di presunta sostanza stupefacente occultati con cura in un pacco alimentare destinato a un detenuto.
Secondo quanto emerso, parte della sostanza era stata nascosta persino all’interno di gusci di noci, con l’obiettivo di eludere i controlli. L’intervento degli agenti ha consentito di sequestrare il materiale prima che potesse entrare nella disponibilità del destinatario.
Sull’episodio è intervenuto il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che ha espresso apprezzamento per l’operato del personale in servizio, sottolineando come attività di questo tipo rappresentino un presidio fondamentale contro il traffico illecito all’interno delle strutture carcerarie.
«È plausibile immaginare – affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del SAPPE, e Francesco Ciccone, segretario nazionale – che la sostanza, parte della quale suddivisa ed occultata all’interno di gaudi di noci, potesse servire per concederne l’uso o la cessione onerosa ad altri reclusi. È importante comprendere queste dinamiche oramai comuni a tutti gli istituti di pena, ma è altrettanto importante l’opera di prevenzione che svolge la polizia penitenziaria, con pochi mezzi e pochissime risorse, per il contrasto all’ingresso fraudolento anche dei telefoni cellulare. Per una più efficace prevenzione sarebbe opportuno schermare gli istituti, in modo da rendere inefficace l’uso dei telefoni. Solo così si potrebbe fermare definitivamente l’ingresso illegale dei telefoni cellulari in carcere; cosa che, peraltro, costituisce reato. Un reato la cui introduzione nel codice penale, avvenuta nel 2020, art. 391 ter, non ha però sortito l’effetto deterrente sperato. Apprezziamo l’iniziativa del governo e del parlamento che ha portato alla recente approvazione della legge che consente ai tossicodipendenti di poter accedere a misure restrittive esterne al carcere».
Il sindacato ha quindi ribadito la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione, evidenziando come la schermatura degli istituti penitenziari rappresenterebbe una soluzione efficace per impedire l’utilizzo illecito dei telefoni cellulari introdotti clandestinamente nelle carceri. Secondo il SAPPE, il lavoro quotidiano svolto dagli agenti continua a essere determinante per garantire sicurezza, legalità e contrasto alle attività criminali all’interno degli istituti di pena.

















