Scandalo Aterp a Catanzaro: 4 imputati su 22 scelgono il rito abbreviato

Catanzaro Palazzo di Giustizia
Catanzaro Palazzo di Giustizia

Nell’inchiesta sulla presunta gestione illecita delle case popolari dell’Aterp di Catanzaro, su 22 imputati 4 scelgono il rito abbreviato, uno chiede il patteggiamento e la maggioranza va verso il giudizio ordinario

Lo scandalo Aterp di Catanzaro entra in una fase decisiva, con le scelte processuali che iniziano a delineare il futuro giudiziario dei 22 imputati coinvolti nell’inchiesta sulla presunta assegnazione irregolare delle case popolari. Davanti al gup, la maggioranza ha optato per il rito ordinario, mentre una parte ha scelto percorsi alternativi previsti dal codice di procedura penale.

Nel dettaglio, 17 imputati hanno deciso di affrontare il processo ordinario, mentre quattro hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, che consente una definizione più rapida del procedimento. A questi si aggiunge una richiesta di patteggiamento, che sarà valutata dall’autorità giudiziaria. L’indagine coinvolge dirigenti e dipendenti dell’Aterp, un consigliere comunale e alcuni agenti della Polizia municipale, tutti chiamati a rispondere, a vario titolo, delle ipotesi di reato contestate.

Hanno scelto il rito abbreviato il responsabile del distretto Aterp di Catanzaro Domenico Albino, il consigliere comunale Sergio Costanzo, Teresa Mancuso e Saverio Mensica. Per loro il procedimento proseguirà con l’udienza fissata per il 16 febbraio. Ha invece avanzato richiesta di patteggiamento Raffaela Trapuzzano, posizione che sarà esaminata separatamente.

Per tutti gli altri imputati, l’udienza preliminare è stata aggiornata al 16 gennaio, data in cui il giudice valuterà il rinvio a giudizio nell’ambito del giudizio ordinario. L’elenco comprende ex dirigenti dell’ente, dipendenti, vigili urbani e soggetti ritenuti coinvolti nel presunto sistema.

Le contestazioni sono particolarmente pesanti: si va dall’associazione finalizzata alla commissione di falsi, ai reati contro la pubblica amministrazione come corruzione, concussione, induzione indebita, fino a tentato peculato, truffa aggravata, omissione di atti d’ufficio, violazioni elettorali e invasione di edifici. Accuse che, se confermate, delineerebbero un quadro grave nella gestione dell’edilizia popolare cittadina.