Scontri al termine del derby Cosenza-Catanzaro del marzo 2024: il Tribunale di Catanzaro assolve tutti gli imputati perché dalle immagini e dagli atti non è stato possibile identificare in modo univoco i responsabili dei disordini
Gli scontri scoppiati dopo la partita Cosenza-Catanzaro del 3 marzo 2024 si sono conclusi, sul piano giudiziario, con una serie di assoluzioni. Il Tribunale di Catanzaro ha stabilito che non esistono elementi sufficienti per individuare con certezza i responsabili dei disordini avvenuti lungo la statale 107, nei pressi dello stadio San Vito-Marulla, al termine del derby.
Nelle motivazioni della sentenza, la giudice monocratica Stefania Antico chiarisce che, pur essendo incontestata la presenza di gravi momenti di tensione e violenza, il quadro probatorio non consente di attribuire le singole condotte agli imputati. Le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio non hanno quindi superato la soglia della prova “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Un elemento decisivo riguarda le riprese video acquisite durante le indagini. Secondo il Tribunale, le immagini – provenienti da telecamere di sorveglianza e da filmati amatoriali – documentano una situazione di disordine generalizzato, ma risultano insufficienti per una identificazione individuale e inequivocabile. I volti non sono chiaramente distinguibili e le azioni non possono essere ricondotte con certezza ai singoli imputati.
La sentenza sottolinea anche la difficoltà strutturale di operare riconoscimenti in un contesto caratterizzato da una folla numerosissima, con centinaia di tifosi concentrati nello stesso punto e in rapido movimento. In uno scenario simile, spiega il giudice, la mera presenza sul luogo degli scontri non può essere automaticamente equiparata a una responsabilità penale.
Particolare attenzione viene riservata all’elemento soggettivo dei reati contestati. Per configurare la resistenza a pubblico ufficiale, non è sufficiente trovarsi in mezzo ai disordini: è necessario dimostrare una volontà concreta e consapevole di ostacolare l’operato delle forze dell’ordine. Nel caso specifico, questa prova non è stata raggiunta.
Il Tribunale riconosce che durante gli scontri alcuni agenti hanno riportato ferite e che sono stati danneggiati mezzi di servizio e veicoli privati. Tuttavia, anche questi episodi non sono stati collegati in modo diretto e certo alle condotte dei singoli imputati finiti a processo.
In assenza di una identificazione chiara degli autori materiali delle violenze, il giudice ha ritenuto inevitabile l’assoluzione con formula piena, “perché il fatto non sussiste”. Respinte anche le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, compreso il Ministero dell’Interno, chiudendo così il procedimento giudiziario legato al derby più teso della stagione.


















