La Squadra Mobile ha eseguito due misure cautelari per l’aggressione del 29 aprile a un dirigente del Comune di Vibo Valentia: contestati anche una tentata estorsione, violenza a corpo amministrativo e, per uno degli indagati, l’incendio di un’auto
A Vibo Valentia, la Polizia di Stato ha arrestato due persone ritenute gravemente indiziate, in concorso, dell’aggressione ai danni di un dirigente del Comune avvenuta lo scorso 29 aprile. Nella mattinata del 4 settembre, gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Vibo Valentia hanno eseguito un’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Vibo Valentia, emessa su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Per i due indagati, entrambi originari del Vibonese, sono state disposte diverse misure cautelari: custodia cautelare in carcere per uno e arresti domiciliari con braccialetto elettronico per l’altro. Le contestazioni riguardano i reati di lesioni personali aggravate, tentata estorsione e violenza a corpo amministrativo. A uno dei due viene inoltre contestato il danneggiamento seguito da incendio di un’autovettura.
L’inchiesta era partita proprio dall’episodio del 29 aprile, quando il dirigente comunale si trovava nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo. L’uomo sarebbe stato colpito alle spalle con un oggetto contundente, riportando ferite per le quali è stata indicata una prognosi di 15 giorni.
La vicenda non si sarebbe però fermata all’aggressione. A distanza di pochi giorni, sempre nella stessa zona, è stata infatti data alle fiamme l’automobile utilizzata dal dirigente comunale.
Gli investigatori della Squadra Mobile hanno successivamente ricostruito la sequenza degli episodi attraverso una complessa attività investigativa, che ha compreso anche intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Gli accertamenti avrebbero permesso di individuare i presunti responsabili e, soprattutto, di collegare quanto accaduto all’attività professionale svolta dalla vittima.
Al centro dell’indagine sono finiti, in particolare, alcuni accertamenti amministrativi in materia di abusivismo edilizio condotti dal Comune di Vibo Valentia. Secondo la ricostruzione investigativa, le condotte contestate sarebbero state finalizzate a ostacolare o condizionare il regolare svolgimento dell’attività amministrativa, facendo ricorso a comportamenti intimidatori rivolti agli organi comunali competenti.
L’origine del contrasto sarebbe riconducibile a un controllo amministrativo relativo a un fabbricato abusivo utilizzato da uno degli indagati. L’attività era finalizzata alla possibile demolizione dell’immobile o alla sua acquisizione al patrimonio comunale.
Dopo aver manifestato la propria opposizione alle iniziative dell’Amministrazione, l’indagato avrebbe rivolto a un tecnico comunale incaricato degli accertamenti una minaccia riferita al dirigente, lasciando intendere di conoscerne le abitudini e anche il luogo in cui era solito parcheggiare la propria automobile.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito il ruolo attribuito al secondo indagato nell’aggressione. Secondo quanto emerso, sarebbe stato lui a materialmente compiere l’agguato, dietro la promessa di un compenso economico. Per raggiungere il luogo dell’azione avrebbe utilizzato un motoveicolo successivamente trovato nella disponibilità del presunto mandante.
Un ulteriore elemento emerso dalle indagini riguarda proprio il mezzo: la targa sarebbe stata modificata intenzionalmente, alterandone i caratteri alfanumerici con l’obiettivo di renderne più difficile l’identificazione.
Alla luce degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha richiesto l’applicazione delle misure cautelari, valutando la gravità delle condotte contestate e il rischio di una loro reiterazione, oltre al pericolo di inquinamento probatorio. La richiesta è stata accolta dal G.I.P. del Tribunale di Vibo Valentia.
Al termine delle procedure previste, il destinatario della custodia cautelare in carcere è stato trasferito nella Casa Circondariale di Vibo Valentia. L’altro indagato è stato invece accompagnato presso la propria abitazione, dove sconterà gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.

















