Dal 2027 niente bollo per milioni di automobilisti, ma il decreto interviene anche sullo sconto sulle accise del gasolio. Tra risorse PNRR, trasferimenti alle Regioni e costi per gli automobilisti, proviamo a capire cosa c’è davvero dietro la misura.
L’EDITORIALE | Qualche giorno fa, su Calabria Magnifica, ci siamo posti una domanda: se il bollo auto viene cancellato per milioni di automobilisti, chi paga quei 2,3 miliardi di euro che vengono a mancare alle Regioni? PER APPROFONDIRE: Via il bollo auto, ma il conto resta: chi lo paga? | L’editoriale
Oggi torniamo sull’argomento, perché nel frattempo è comparso un altro elemento che merita di essere guardato con attenzione.
Lo spunto me lo ha dato un amico e collega comunicatore, Lino Polimeni, che in un suo Reel parla del cosiddetto “gioco delle tre carte” e sostiene che, mentre si toglie il bollo, “hanno aumentato le accise per pagare il bollo”.
La frase è forte. E proprio per questo vale la pena verificarla.
Leggendo il decreto, la formulazione tecnica è un’altra: il Governo interviene sull’accisa del gasolio e riduce progressivamente lo sconto precedentemente applicato. Dal 18 al 25 settembre l’accisa sul gasolio è fissata a 572,90 euro per mille litri; dal 26 settembre al 5 ottobre sale a 622,90 euro.
Quindi non è corretto dire semplicemente che il Governo abbia aumentato l’accisa ordinaria sul diesel per finanziare il bollo. La questione, però, non finisce qui.
Perché se da una parte si introduce per il 2027 un’esenzione dal bollo, dall’altra si riduce lo sconto sul gasolio. E per chi usa quotidianamente l’auto, la differenza non è soltanto una questione di parole.
Il bollo si paga una volta l’anno. Il carburante si paga ogni volta che si fa rifornimento.
E allora la domanda diventa molto concreta: quanto risparmia realmente un automobilista con il bollo e quanto può incidere, nello stesso periodo, il ridimensionamento dello sconto sul gasolio?
È questo il conto che mi interessa.
Non perché si debba necessariamente arrivare alla conclusione che “ti tolgono da una parte e ti prendono dall’altra”. Sarebbe una semplificazione. Ma perché quando si guarda una misura fiscale bisogna provare a guardare l’intero quadro, non soltanto la voce che scompare dalla nostra lista delle spese.
Il primo elemento lo conosciamo: per compensare alle Regioni il mancato gettito del bollo, lo Stato ha previsto 2 miliardi e 293,5 milioni di euro nel 2027.
Il secondo elemento lo conosciamo altrettanto bene: il decreto interviene contemporaneamente sulla fiscalità del gasolio, riducendo progressivamente lo sconto sulle accise.
Il terzo elemento riguarda invece la copertura finanziaria del bollo. Una parte consistente, 1,698 miliardi di euro, viene individuata in economie accertate del PNRR; il resto arriva da rimodulazioni di risorse di diversi ministeri.
E qui torniamo alla domanda del nostro primo editoriale: che cosa sono esattamente queste economie?
Da quali interventi provengono? Perché quelle risorse non sono state utilizzate? Erano destinate a rimanere inutilizzate oppure avrebbero potuto finanziare altri interventi?
Sono domande che non hanno bisogno di una risposta politica. Hanno bisogno di una risposta contabile.
Perché dire che il bollo è gratis è una cosa.
Capire quanto costa allo Stato renderlo gratis è un’altra.
E capire contemporaneamente che cosa accade alla fiscalità sul carburante aggiunge un altro pezzo al quadro.
È qui che il Reel di Polimeni diventa, almeno per me, uno spunto interessante. Non necessariamente perché la sua formula “hanno aumentato le accise per pagare il bollo” sia la descrizione tecnica di ciò che prevede il decreto. Non lo è.
Ma perché pone una domanda che vale la pena approfondire: alla fine, qual è il saldo per il cittadino?
Perché il cittadino non vive separatamente di bollo, accise, PNRR e trasferimenti alle Regioni. Vive del proprio bilancio familiare.
Se risparmia 150 euro di bollo ma, nello stesso periodo, spende sensibilmente di più per muoversi, il suo bilancio non lo misura attraverso gli slogan. Lo misura alla fine dell’anno.
Ed è proprio qui che la politica fiscale diventa interessante.
C’è poi un’altra questione: il 2027 è un anno solo.
Il decreto prevede l’esenzione per il 2027, mentre dal Governo è arrivata l’intenzione di rendere la misura strutturale. Se accadrà, la domanda sulle coperture diventerà ancora più importante.
Perché le economie del PNRR non sono una fonte infinita. E allora, dal 2028 in poi, chi pagherà? Altre economie? Altri tagli? Nuove entrate? Maggiore deficit?Non lo sappiamo ancora. Ed è proprio per questo che forse è prematuro applaudire o gridare allo scandalo.Prima bisogna fare il conto.
Bollo. Accise. Carburante. PNRR. Trasferimenti alle Regioni. Coperture future.
Tutto insieme.
Perché il punto non è stabilire se togliere il bollo sia una buona o una cattiva cosa. Per chi non lo pagherà, sarà semplicemente un risparmio e questo è un fatto. Il punto è capire come viene finanziato quel risparmio e quale sia il saldo complessivo per il cittadino.
Il mio amico e collega Lino Polimeni mi ha dato lo spunto per questa seconda riflessione. Il suo Reel mi ha fatto tornare su una questione che avevamo già sollevato qualche giorno fa.
E forse, mettendo insieme tutti i pezzi, la domanda più semplice resta sempre la stessa: alla fine, questo conto chi lo paga?


















