Bollo gratis, numeri alla mano: quanto ci guadagniamo davvero?

Distributore di benzina, carburante, accise, bollo auto
Distributore di benzina, carburante, accise, bollo auto

La simulazione di un automobilista che percorre 50 mila chilometri l’anno riporta la discussione dai grandi numeri alla realtà quotidiana.

Dopo i due editoriali pubblicati nei giorni scorsi sul nuovo provvedimento del Governo, torno ancora una volta sul tema del bollo auto. Lo faccio perché, più approfondisco la questione, più mi sembra che dietro una notizia apparentemente semplice ci sia qualcosa che merita di essere raccontato con maggiore chiarezza.

Dal 2027, per le automobili che rientrano nei requisiti previsti dal decreto, il bollo non si pagherà più. È una notizia che fa piacere, inutile nasconderlo. Quando una tassa viene cancellata, il cittadino vede immediatamente un risparmio. Ma da editore di Calabria Magnifica credo che il nostro compito non possa fermarsi al titolo. Dobbiamo provare a capire quanto vale davvero quel risparmio e, soprattutto, chi sostiene il costo della misura.

Per questo ho provato a fare una simulazione molto semplice, immaginando di essere io stesso l’automobilista interessato dall’esenzione. Vivo a Sant’Elia di Pentone, nella zona nord di Catanzaro, lavoro a Davoli Marina e, tra il tragitto quotidiano e gli altri spostamenti, percorro circa 50 mila chilometri all’anno. Immaginiamo di avere un’automobile diesel che rientra nei requisiti dell’esenzione e un consumo medio di 5 litri ogni 100 chilometri.

In un anno sarebbero circa 2.500 litri di gasolio. Al prezzo di 2,295 euro al litro che utilizziamo per questa simulazione, significa spendere circa 5.738 euro all’anno soltanto per il carburante.

Ora immaginiamo che il nostro bollo valga 150 euro. Dal 2027, se l’auto rientra nei requisiti previsti, quei 150 euro non li pagheremo più. Risparmio: 150 euro.

Fin qui, nessun mistero. È il beneficio concreto della misura.

Poi, però, nello stesso decreto troviamo anche un intervento sulle accise del gasolio. E qui è importante essere precisi. Non è corretto dire che il Governo abbia aumentato le accise “per pagare il bollo”: il decreto non stabilisce un collegamento diretto di questo tipo. È però vero che viene ridotto lo sconto applicato al diesel. Dal 26 settembre al 5 ottobre 2026 l’accisa viene fissata a 622,90 euro per mille litri, dopo essere stata fissata a 572,90 euro nella settimana precedente.

Se, soltanto per fare una simulazione, prendessimo una differenza di circa 6,1 centesimi al litro, IVA compresa, e la applicassimo ai nostri 2.500 litri annuali, arriveremmo a circa 152 euro.

A prima vista, quindi, il conto sembra quasi perfetto: 150 euro risparmiati sul bollo, circa 152 euro di maggiore costo ipotetico sul carburante.

Ma attenzione: quei 152 euro non rappresentano quanto spenderemo sicuramente in più nel 2027. È una simulazione matematica. La misura sulle accise riguarda un periodo preciso e non possiamo semplicemente moltiplicarla per dodici mesi come se fosse una nuova tariffa annuale.

Il calcolo serve però a farci capire una cosa: quando si percorrono 50 mila chilometri all’anno, anche pochi centesimi al litro possono pesare quanto un’intera tassa automobilistica.

Ed è qui che, secondo me, bisogna allargare lo sguardo.

Perché il vero conto non riguarda soltanto il singolo automobilista. Riguarda soprattutto lo Stato e le Regioni. Il decreto prevede per il 2027 circa 2,3 miliardi di euro di trasferimenti alle Regioni e alle Province autonome per compensare il mancato gettito del bollo.

E da dove arrivano queste risorse?

Una parte molto consistente della copertura, circa 1,46 miliardi di euro nel solo 2027, arriva dalle cosiddette economie accertate del PNRR.

Qui serve chiarezza, senza slogan da una parte o dall’altra. Dire semplicemente che “si prendono i soldi del PNRR” sarebbe una semplificazione. Ma sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che quei soldi siano stati necessariamente sottratti a un ospedale, a una strada o a un’opera già finanziata.

Il Governo parla di economie. Bruxelles ha chiarito che il PNRR è legato al raggiungimento degli obiettivi e non alla semplice corrispondenza tra le somme ricevute e le spese sostenute.

Va bene. Ma proprio per questo la domanda resta: quali sono queste economie? Da quali interventi arrivano? E perché quelle risorse, diventate disponibili, vengono utilizzate per compensare il mancato gettito del bollo?

Non è una domanda contro il Governo. È una domanda che farei a qualunque Governo. Perché una risorsa pubblica, anche quando viene definita “economia”, ha comunque un valore. Se viene utilizzata per una finalità, non può contemporaneamente essere utilizzata per un’altra. E quindi conoscere la destinazione alternativa di quelle risorse è importante quanto conoscere la destinazione attuale.

La questione diventa ancora più interessante perché dal Governo è arrivata anche l’indicazione di voler rendere strutturale l’abolizione del bollo. E allora il problema non riguarda più soltanto il 2027: se quest’anno una parte importante della copertura arriva dalle economie del PNRR, cosa succederà negli anni successivi? Quanto costerà mantenere questa misura ogni anno? E soprattutto, da dove arriveranno i soldi quando quelle economie non saranno più disponibili?

È per questo che torno sull’argomento. Non per dire ai lettori se devono essere contenti o arrabbiati, né per stabilire se questa sia una misura di destra o di sinistra. Un automobilista che dal prossimo anno non pagherà più il bollo avrà un beneficio, ed è giusto dirlo. Ma è altrettanto giusto spiegare che il mancato pagamento del bollo non fa sparire il costo dal bilancio pubblico: quel costo viene compensato alle Regioni e, per farlo, vengono utilizzate determinate risorse. Il Governo ha il diritto di rivendicare la propria scelta, l’opposizione quello di criticarla e i cittadini quello di essere soddisfatti del risparmio. Noi, come giornalisti, abbiamo però il compito di stare un passo prima del consenso e un passo prima della contestazione: guardare i numeri, verificare le coperture e chiedere cosa succede dopo. Perché se davvero il bollo dovesse diventare strutturalmente gratuito, la domanda non sarà più soltanto quanto risparmia il singolo automobilista, ma quanto costerà ogni anno questa scelta e da dove arriveranno, anno dopo anno, le risorse per sostenerla. Ed è una domanda che, indipendentemente dal colore politico di chi governa, credo sia doveroso fare.

Il bollo può diventare gratuito. Ma il conto pubblico non scompare. E noi vogliamo semplicemente sapere chi lo paga, quanto costa e con quali soldi.