La nuova fotografia dell’Istat mostra un divario crescente: in Calabria giovani senza studio né lavoro e competenze di base in forte crisi, tra lettura, numeri e digitale
L’ultimo Rapporto sul Benessere equo e solidale dell’Istat torna a puntare i riflettori su una fragilità ormai strutturale: in Calabria il 26,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. È la quota più alta d’Italia, un dato che non sorprende per la sua continuità, ma che continua a pesare come un macigno sul tessuto sociale ed economico della regione.
Secondo l’analisi dell’Istat, la mancanza di istruzione e di occasioni lavorative non è solo una statistica: si traduce in marginalità crescente, in famiglie più vulnerabili, in territori incapaci di trattenere competenze e di generarne di nuove. Il divario con il resto del Paese, soprattutto con il Nord, resta evidente e – in alcuni casi – si amplia.
Dalle prime infanzie all’università: un percorso a ostacoli
La fotografia parte dai servizi educativi per i più piccoli. Solo il 22,8% dei bambini calabresi sotto i due anni frequenta un asilo nido, fanalino di coda nazionale: quasi la metà rispetto all’Emilia-Romagna. Meglio le percentuali sulla scuola dell’infanzia, dove la regione supera perfino la media italiana con un tasso del 97,4%.
La situazione si complica però più avanti. Tra i 25 e i 64 anni solo il 61,5% ha un diploma di scuola superiore, sei punti in meno rispetto alla media nazionale. I giovani che scelgono l’università sono più della media italiana, ma i laureati restano pochi: appena il 26,5%.
È alto anche il numero di chi abbandona gli studi troppo presto: il 10,8%, un punto intero sopra la media del Sud.
Competenza ridotte: metà degli studenti fatica con numeri e lettura
Il passaggio più preoccupante del rapporto riguarda le competenze di base. Più della metà degli alunni di terza media ha difficoltà gravi nel calcolo numerico (59,5%) e nella lettura e scrittura (50,8%).
Alle fragilità tradizionali si aggiunge il ritardo sul fronte digitale: solo il 32,2% delle persone tra 16 e 74 anni possiede competenze considerate “di base”, contro una media italiana decisamente più alta.
Le attività culturali non fanno eccezione: la Calabria è ultima per partecipazione fuori casa (24,9%), per lettura di libri e quotidiani (21%) e per utilizzo delle biblioteche (6,9%).
Imprese in difficoltà e giovani in fuga
Il mosaico che emerge non si limita a descrivere una condizione, ma suggerisce un rischio: senza formazione solida e competenze tecniche, scientifiche e digitali, la regione resta sempre più fragile davanti a un mercato del lavoro che chiede esattamente il contrario.
La fuga dei giovani qualificati verso altre regioni o altri Paesi diventa così l’esito naturale di un sistema incapace di valorizzarli. E chi resta, spesso, non ha gli strumenti per colmare il divario.
Il rapporto dell’Istat non offre soluzioni immediate, ma mette a nudo quanto la Calabria abbia bisogno di una strategia educativa e culturale radicale. Perché, senza un cambio di rotta, la distanza dal resto del Paese rischia di trasformarsi in un solco permanente.


















