La Calabria e la sfida della crescita: sempre ultima nella classifica nazionale
Le ultime stime della Cgia di Mestre delineano per il 2026 un quadro di crescita economica moderata per l’Italia, con un Pil nazionale che, in termini nominali, dovrebbe superare i 2.300 miliardi di euro, segnando un incremento del 2,9% rispetto al 2025. Tuttavia, in termini reali, la crescita si attesterà allo 0,7%, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export, dalla tenuta dei consumi delle famiglie e dalla spesa pubblica, mentre gli investimenti registrano un netto rallentamento.
A livello regionale, le differenze restano marcate. Se nel 2025 il Veneto aveva guidato la ripresa, per il 2026 la locomotiva economica del Paese sarà l’Emilia Romagna, con un Pil in aumento dello 0,86%. Seguono Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, tutte con tassi di crescita ben al di sopra della media del Mezzogiorno, grazie a comparti industriali solidi, mercati del lavoro dinamici e politiche efficaci per innovazione e export.
In questo scenario, la Calabria si conferma ultima in Italia, con una crescita del Pil stimata allo 0,24%. Una cifra positiva ma insufficiente per colmare il ritardo accumulato negli ultimi decenni. La regione rimane ai margini dei principali flussi di sviluppo, incapace di intercettare le dinamiche che trainano altre realtà del Sud come la Campania, spinta dalle aree di Napoli e Caserta.
Le differenze emergono con chiarezza anche a livello provinciale. Nel 2026 le province più dinamiche saranno Varese, Bologna, Reggio Emilia, Biella e Ravenna, confermando l’asse competitivo della via Emilia, mentre nessuna provincia calabrese figura tra le prime posizioni.
Un ruolo cruciale sarà giocato dal Pnrr, i cui fondi rappresentano una grande opportunità per colmare ritardi infrastrutturali, rafforzare i servizi pubblici e sostenere il tessuto produttivo. Il rischio, però, è che difficoltà amministrative e ritardi progettuali riducano l’impatto reale di queste risorse.
I dati della Cgia evidenziano inoltre fragilità strutturali profonde: produttività stagnante, inefficienze della pubblica amministrazione, carenze nel capitale umano e difficoltà nel trasformare le risorse disponibili in sviluppo duraturo. Elementi che rendono la Calabria particolarmente esposta al rischio di restare indietro, anche nelle fasi di ripresa economica.


















